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15/11/08

14/11/2008 Roma manifesta e si colora di protesta

Nuovamente il balletto delle cifre, ma questa volta il ridicolo lo sfiora la questura che (come trovo citato sul Giornale) spara un incomprensibile 30.000 quando invece, se pure gli studenti sostengono un forse esagerato dieci volte tanto (e senza contare i sindacati), la stima più realistica raggiunge perlomeno le 150.000 (ma non sono mai riuscito a vedere contemporaneamente la testa e la coda del corteo, quindi almeno 200.000 potrebbero pure esserci stati). Il timore che serpeggiava tra i ragazzi la notte prima e la mattina stessa era che le forze dell'ordine (rincuorate dalla sentenza di Genova) si lasciassero prendere un po' la mano, fortunatamente si sono limitate a dare i numeri (e speriamo che non avvengano blitz in questi due giorni di assemblea studentesca alla Sapienza).

L'abito non fa il monaco, una reflex si

Tra le tante maniere che c'erano di vivere questa giornata io ho deciso di fare il giornalista, probabilmente spinto dall'efficentissimo servizio d'ordine interno al movimento, riflesso pratico di una più generale ottima organizzazione degli studenti stessi, encomiabili per la serietà che stanno mettendo in questa battaglia (io pure battaglieggio, sia chiaro, ma purtroppo non ho tempo e modo di tuffarmi in assemblee e collettivi e mi limito a fare un poco d'informazione). Difatti, un buon modo per evitare di essere rimandati dentro al corteo da zelanti difensori della sua compattezza è mettersi una macchina fotografica al collo e girare con un block notes in tasca, passando per reporter e avendo così libero accesso (chiaro, non mi sarebbero venuti a prendere con la forza, ma avrebbero rotto un po') a ogni parte della manifestazione e zone limitrofe. Insomma, un po' per fare delle belle foto, un po' perchè mi annoio a marciare e scandire slogan, ieri ho deciso che la manifestazione l'avrei seguita da fuori.

La prima cosa che salta all'occhio, e occorre ricordarlo ogni volta fino allo sfinimento, è la compattezza di un movimento che non a caso ha la forza di trattenere un cospicuo numero di studenti per un intero weekend di assemblee. Qui si tratta di coordinare decine di gruppi locali, eppure non si nota alcuna sbavatura nell'organizzazione di un corteo composito, che ha ricevuto afflussi di studenti praticamente per tutta la mattinata e da quello che si è saputo anche parte del pometiggio, un corteo che ha saputo persino mutare direzione all'improvviso per andare ad assediare il Parlamento, il tutto senza alcun incidente con le forze dell'ordine. Non ho idea del lungo lavoro che sicuramente c'è stato dietro alla giornata, ma certamente è stato molto più complesso della semplice preparazione delle coreografie, trattandosi dopotutto di coordinare tre diversi cortei confluenti in Piazza Venezia più numerosi innesti da parte di singoli gruppi (come Ingegneria o l'Accademia).

Informandomi il giorno prima su Articolo21 avevo appreso che dopo la parte autorizzata della manifestazione era previsto in via non ufficiale un assedio al palazzo del Parlamento, tuttavia non ero preparato quando, all'altezza di via di Torre Argentina il gran fiume del corteo ha cominciato a dividersi in rigagnoli più piccoli, infiltrandosi per le strade della capitale in direzione Montecitorio ben prima di raggiungere piazza Navona (che, da quello che ho poi letto, sembra essere stata teatro di una manifestazione con la partecipazione dei sindacati e alcuni esponenti politici extraparlamentari). È stato li che ho potuto vivere sulla pelle l'emozione del giornalista in cerca della notizia: il correre a infilarsi nelle strettoie per raggiungere la testa di questo secondo corteo, il domandare ai "colleghi" e agli studenti qualche informazione su quello che sta accadendo, correre avanti, arrampicarsi su un'impalcatura, scattare in equilibrio precario e poi ancora correre avanti per cercare una posizione favorevole e provare a mettere assieme tutti i dati raccolti su un pezzo di carta. I primi istanti successivi sono stati carichi di aspettativa, anche perchè ieri ci si è trovati stranamente in mezzo tra le forze dell'ordine, schierate lungo una specie di balaustra nella piazzetta antistante il parlamento, e gli studenti che un poco alla volta arrivavano ad assediare il cuore visibile della politica italiana, ma fortunatamente quando le due parti sono venute a contatto è prevalsa l'anima pacifista di questo movimento e ci si è potuti rilassare, pensando a raccogliere dichiarazioni e scattare foto.

Non ho voluto spingere la finzione fino a intervistare qualcuno (volevo evitare che qualche giornalista mi chiedesse per che testata scrivo), e ho preferito invece origliare qualche conversazione, osservare un mondo variegato che spesso non si immagina essere dietro alle notizie che leggiamo tutti i giorni. "Facessimo sciopero noi precari dell'informazione, domani non uscirebbe un quotidiano" sento dire da un simpatico ometto barbuto, e il giovanotto coi baffi che gli sta accanto ride e annuisce, mentre intorno a loro si muove e chiacchiera amabilmente quello che appare come un club di veterani, gente che si conosce e riconosce in un mestiere che per chi viene mandato sul campo è spesso precario e sottopagato.

L'aria tra la stampa è rilassata, e mentre da un lato le forze dell'ordine osservano la folla con una certa apprensione, dall'altro i ragazzi cantano, ballano e continuano ad arrivare finchè davvero si ha la sensazione dell'assedio, per quanto gioioso. Arriva anche l'onda, il telone blu che ricorda un po' i draghi cinesi come meccanica, e assieme ad esso la conferma che tutte le vie d'accesso a palazzo Chigi sono presidiate dagli studenti e nessuno può uscirne. Un assedio che non dura più di un tre quarti d'ora ma dall'impatto molto forte, poichè testimonia a un tempo la grande forza numerica del movimento (per riuscire ad arrivare fin lì) e la volontà di non farsi fregare da chi cerca lo scontro ("dove sono i facinorosi in questo corteo?" chiede un ragazzo-megafono rivolto al parlamento). È strano trovarsi in mezzo a chi per mestiere deve rimanere impassibile davanti a tanto entusiasmo, pensando al corteo come a uno strano animale da analizzare al massimo con un po' di simpatia, ma senza partecipazione, e tuttavia è la maniera forse più efficace per rendersi conto di quanto potere abbia oggi questo movimento. "...Nei prossimi giorni definiremo le linne guida dell'autoriforma, perchè crediamo che la critica alla legge Gelmini non esaurisca la nostra attività...proposte ne abbiamo e le faremo tutti assieme..." sento dichiarare alla Stampa da uno dei ragazzi che hanno organizzato tutto con riferimento all'assemblea nazionale di oggi e domani, e dentro di me spero che tutto questo potenziale non vada sprecato in sterili e verbose discussioni sull'autodeterminazione dello studente, quanto piuttosto in una seria riflessione ad ampio spettro su un'università pubblica allo sfacelo.

Un poco alla volta si comincia a ripartire, e incredibilmente i ragazzi riescono ancora a gestire l'ordine degli striscioni pur nel bailamme di una piazza senza un metro quadro di spazio libero. Superato anche l'ultimo pericolo, con la polizia che fa cordone per far proseguire, poco distante, il corteo in via dei Bergamaschi (chiudendo l'accesso a piazza Colonna), la moltitudine raggiunge nuovamente piazza Venezia un po' sfilacciata, e da lì si divide in più gruppi alcuni dei quali proseguono a bloccare le strade di Roma, al grido di "Se ci bloccano in futuro noi blocchiamo la città". Ho il sospetto che i romani siano ormai abituati di loro a viaggiare in macchina più lentamente che a piedi (e lo facciano solo per poter stare seduti), perchè vi è una diffusa indulgenza da parte degli automobilisti che non sembrano protestare di fronte cori e striscioni. Fatto sta che un poco alla volta si torna alla Sapienza, alcuni preparandosi per restare e altri a partire, lasciandosi alle spalle l'ennesima giornata ben vissuta, sperando che serva a qualcosa e attendendo una due giorni di discussioni che spero sia possibile seguire in rete, non potendo essere io a Roma.

Mi dispiace non poter pubblicare le foto per un bel po' (lavorando io su pellicola e non avendo uno scanner), confido comunque che la marea di macchine presenti ieri, il che mi fa pensare di non essere stato l'unico a fingersi reporter, abbia già inondato la rete di testimonianze. Per quanto riguarda me non so se nella vita finirò mai a fare il giornalista (sinceramente ne dubito, visto il mercato del lavoro attuale e la marea di gente più brava di me), tuttavia la giornata di ieri mi ha regalato un nuovo hobby, e tanto basterebbe per serbare qualche bel ricordo.

30/10/08

30/10/2008 - Bologna che manifesta, polizia che prova a guastare la festa

Cerco il più possibile di fare fredda cronaca, ovviamente con qualche concessione alla leggibilità, le impressioni più generali un'altra volta (è già abbastanza lungo così).

Più di quarantamila, non mi interessa cosa può dire la questura, e alla fine della giornata molti sorrisi stanchi, tanta soddisfazione e qualche chiacchiera incredula: "son qui da 11 anni e non ho mai visto una manifestazione simile" sento dire a uno degli ultimi rimasti fino in fondo. E se dopo più di 7 ore rimangono solo gli studenti universitari, la vera bella notizia della giornata è la larga e trasversale partecipazione di tutto il mondo studentesco bolognese alla lunga camminata contro le iniziative sfascia-scuola di questo governo (e dire se sia colpa della Gelmini, di Tremonti, di Berlusconi o di Confindustria ha forse poco senso, al di fuori degli slogan).

Si parte presto la mattina in Piazza Nettuno, e chi arriva tra i primi vede crescere il corteo gruppo dopo gruppo, lo vede prendere dimensioni sempre maggiori finchè non stropiccia gli occhi chiedendosi se per caso per non far tardi non abbia dormito troppo poco. E' un corteo immenso quello che infila via Indipendenza, e come se non bastasse gli studenti di Veterinaria vi si aggiungono qualche minuto dopo, tanto per rincarare la dose agli increduli e far lavorare sodo i numerosi fotografi e giornalisti. Potrei raccontare ancora di questo biscione eterogeneo e colorato che pacifico ma rumoroso si è snodato per la città per raccontare storie di scuola minacciata e far sentire alla popolazione l'urgenza del caso, ma ho avuto da fare un paio d'ore e mi sono perso la festa, tornando però giusto in tempo per vedere chi la voleva guastare (e non ci è riuscito, per fortuna).

Antefatto: sin dalla mattina un nucleo dei carabinieri stazionava nei dintorni di porta Castiglione, nucleo a cui si è aggiunta la polizia quando il corteo ha cominciato ad avvicinarsi (da quello che ho capito la polizia fin lì ha seguito il corteo) col timore peraltro infondato che una parte dei manifestanti si dirigesse verso la vicina casa Pound, luogo di ritrovo dei giovani di destra. Ora, quando il corteo, che aveva in testa gli studenti universitari e solo dietro i ragazzi dei licei, delle scuole medie eccetera, ha raggiunto l'aula santa Lucia di Scienze Politiche (quella ricavata da una chiesa sconsacrata, per intenderci), la polizia si è disposta in maniera da bloccare la strada dove alcuni lavori in corso sulla sinistra formavano una strettoia. Per vedere meglio mi sono arrampicato su un impalcatura (e ho poi chiesto ai vari ragazzi che guidavano oggi il corteo), e lo svolgimento dei fatti è stato questo: dapprima si è fermato il corteo e si sono inviati dei rappresentanti a "trattare", ovvero a far presente che si voleva semplicemente proseguire a sinistra in via Cartoleria (e la casa Pound non era quindi un obiettivo), e per qualche motivo la discussione non ha portato a niente per un po' (non capisco davvero il perchè, mi fa sospettare che la polizia cercasse lo scontro, e probabilmente ci prendo) e la folla ha cominciato a rumoreggiare. Come spesso capita, un movimento improvviso della massa di persone dietro di loro ha spinto qualche rappresentante a contatto con i poliziotti, e subito si è scatenata la reazione violenta: per qualche lungo istante (sembra incredibile quanto possa durare un mezzo minuto) è sembrato che tutto dovesse degenerare, con poliziotti che manganellavano convinti, qualche sporadica reazione di alcuni studenti (saranno volate due-tre bottiglie a far tanto) e i carabinieri che cominciavano solerti ad infilarsi tra i poliziotti. Fortunatamente, la presenza di spirito degli studenti ha evitato che la situazione degenerasse, e nonostante il gruppo di carabinieri si sia poi piazzato all'imbocco di una via laterale pronto a tagliare fuori la testa del corteo se si fossero presentati casini, si è riusciti a imboccare tutti quanti via Cartoleria quando finalmente ci hanno fatto passare una quindicina di minuti dopo. Qualche contuso, molto spavento ma in fondo poteva andare peggio, e sicuramente si è dimostrata la natura pacifica (per quanto incazzata) di questo movimento.

Superata la trappola si raggiunge in fretta la sede bolognese di Confindustria all'incrocio tra via Santo Stefano e via Dante, e li ci si ferma per un lungo discorso a più voci. Giungono notizie incredibili da Roma e Milano: Piazza Affari e il Parlamento assediati da un coro festante di studenti e professori d'ogni età, centinaia di migliaia di persone lì a far sentire la loro voce come noi abbiamo fatto sentire la nostra oggi; ma la più grande soddisfazione è per aver passato tutti assieme la mattinata, senza farci dividere da chi ha provato a usare i soliti vecchi trucchi. Comincia anche a piovigginare, e se pur si riprende fino a raggiungere i viali l'idea è di chiudere la manifestazione a Porta Maggiore (che comunque credevo si chiamasse porta San Mamolo) dopo aver bloccato il traffico per un po'. Nel frattempo i più giovani se ne tornano pian piano a casa, considerato tralaltro che la manifestazione era programmata fin qui, e gli universitari sono praticamente i soli a resistere sotto la gelida pioggia che ormai cade copiosa, una bella giornata che si conclude forse presto, ma sicuramente bene per molti. Però...

...c'è un però: complice forse il clima che si mette inaspettatamente al bello, o la gran massa di gente che comunque rimane e non da segni di stanchezza, la manifestazione continua e si dirige verso la stazione. Ormai i cori e gli striscioni sono queli universitari, contro i tagli e contro le baronie che appestano un sistema universitario tra i peggiori del mondo (con qualche deriva sull'autoformazione, che suona un po' sessantottina ma suggestiva), e la voglia è quella di osare, di provare a bloccare nuovamente i treni come qualche giorno fa. In apprensione un po' per l'immagine del corteo, un po' per l'incolumità di tanti ragazzi (tra i quali c'ero pur sempre anch'io) ho parlato con gli organizzatori, che ancora non avevano ben deciso se valeva la pena di forzare l'inevitabile blocco della polizia; una corsa in stazione per dare un'occhiata e i numeri che ho riportato (3 camionette della polizia per una cinquantina di poliziotti, più alcuni carabinieri pronti vicino al comando accanto alla polizia) sembrano aver fatto decidere definitivamente per la soluzione più cauta: arrivare di fronte alle forze dell'ordine e rimanere lì, senza cercare lo scontro.

Un poco alla volta ci si avvicina e, chi sedendosi chi rimanendo in piedi, si gridano ai poliziotti i propri cori e le proprie idee, si parla ancora e ci si racconta quello che è successo oggi, e quello che continuerà a succedere domani e dopodomani e i giorni dopo ancora. Qualcuno tra la folla vorrebbe portare avanti la prima idea di sfondare, ma un poco alla volta tutti capiscono che oggi non si può, e si rischia solo di compromettere tutto quello che di bello è stato costruito. Ci vuole un po' per far muovere tutti (circa 3000-4000 studenti universitari), ma dopo un lungo stazionamento ci si incammina un poco alla volta verso la strada, per fermarsi però poco dopo all'incrocio del ponte a bloccare il traffico. Sarà stata la stanchezza a suggerire quest'idea, ma passa una ventina di minuti prima che ci si alzi e si riprenda il cammino (anche se mi è giunta poi voce che una parte degli studenti abbia deciso di non seguire gli organizzatori e di rimanere li per un bel po' ancora) in direzione di Piazza Maggiore, dove è invece sicuramente la stanchezza a ispirare la chiusura della manifestazione. Non servono più discorsi, ora c'è solo la voglia di tornare alle proprie vite e riposare in vista dei prossimi impegni.


p.s. io Grillo non l'ho visto.

p.p.s. Sara nei commenti mi fa presente che qualche liceale è rimasto fino alla fine assieme al grosso di studenti universitari, quindi preciso: alla fine della lunga marcia c'erano perlopiù studenti universitari, ma ci ho visto anche qualcuno della rete ricercatori precari e più o meno di ogni categoria (bimbi esclusi) che ha manifestato ieri.

23/10/08

a Bologna tutti assieme contro la 133

Bologna, assemblea congiunta studenti-presidenza della facoltà di Lettere e Filosofia, 23/10/2008

Arrivare tardi alle assemblee ti costringe ad arrangiarti per trovare l'ultimo posto disponibile e a volte questo significa scoprire cose nuove, ad esempio che il posto giusto non è su uno dei banchi ma davanti alla cattedra, col viso rivolto al "lato sbagliato": una marea di facce attente e interessate che non cambieranno espressione fino alla fine. Tanta gente che il "padrone di casa" esordisce chiedendo se per piacere si può uscire a fumare per evitare intossicazioni di massa, una folla eterogenea (tanto che un novello Lombroso, nel suo intervento, potrà dire di vedere rappresentata ogni tipologia ed estrazione politica di studente) che dopo una risata riesce quasi miracolosamente, visto il numero, a mantenere un clima di ascolto e a far scorrere via bene o male* lisci tutti gli interventi (rigorosamente aperti a chiunque si volesse prenotare).

Innanzitutto quello su cui sono tutti (ricercatori, docenti, preside e membri del consiglio di facoltà, studenti e rappresentanti degli studenti) daccordo: la riforma Gelmini è semplicemente inguardabile, a dire il vero non è nemmeno una riforma: solo una collezione di tagli. Chiaro, ognuno valuta più grave l'aspetto che sente più vicino, ma tutti in quell'aula erano concordi nel bocciare in toto la 133. Fa bene Tommaso del Vecchio, ricercatore e membro del consiglio di facoltà, a sottolineare come questa legge segni un punto di discontinuità persino con la famigerata riforma Moratti, poichè in questo caso non si sta decidendo una svolta culturale, non c'è un progetto, un'idea o anche solo una vera intenzione sotto la 133: soltanto la chiara decisione che la scuola non costituisce una priorità di spesa per questo governo (e per chi l'ha votato, data l'ottica populista con la quale governa Berlusconi). E sulla stessa linea è Grandi, un docente che parlando ancora più chiaro fa capire come la Scuola sia vista dal governo alla stregua di un serbatoio di tagli per recuperare soldi da smistare altrove: un progetto per un paese senza futuro, certo, ma questo paese ha deciso l'harakiri da tempo e non lo scopriamo oggi.

È il monito del preside Sassatelli, che spinge a fare autocritica e a modificare l'immagine che la gente ha dell'università e di chi la vive, da qualsiasi parte della cattedra egli si trovi, è il successo delle lezioni in piazza, momenti di trasparenza dell'università verso l'esterno oltre che di protesta simbolica (come ricorda Anna Borghi, docente e membra della rete "ricercatori precari"), è la necessita più volte ricordata dagli studenti di far vedere all'esterno, non solo nelle parole che ci si scambia tra compagni di viaggio, che il fronte è comune e che comprende, o dovrebbe comprendere, anche i cittadini. Uno dei punti più chiari è proprio questo: facciamoci capire dalla gente là fuori. Ed è su questo che le posizioni cominciano a divergere (ma meno di quanto sarebbe pericoloso per la lotta, a mio avviso).

Prima di andare più sullo specifico va segnalata un'altra cosa: l'università (nella misura in cui questo corso di laurea ne è indicazione) ha una gran voglia di cambiare. Ne hanno voglia gli studenti, che sognano spazi di autoformazione, maggiore libertà nella scelta del percorso di studi, ma soprattutto hanno la grande voglia di essere loro i motori di questo cambiamento, una riforma che possa finalmente partire dal basso. Ne hanno voglia anche professori e presidi, che sognano un'università che funzioni finalmente bene, che permetta di portare avanti seriamente sia la didattica che la ricerca senza gli sprechi e i clientelismi di cui anche la maggior parte di loro è spesso vittima. Ignorare questa voglia di cambiare e pensare alla rivolta come a una semplice difesa dei propri diritti o supposti privilegi di fronte a un taglio radicale dei fondi è un errore fatale, che non consente di leggere a fondo dentro la massa incredibile di persone che si sta muovendo in questi giorni.

Venendo alle proposte, i "fronti" si fanno contrapposti praticamente solo su un punto: la sospensione della didattica (sulle altre questioni le posizione sono più sfumate, vedremo dopo). Quello che molti studenti, ed è anche la posizione dei rappresentanti in quota "Rosso Malpelo" (componente di sinistra) ma non solo, vogliono non è certo un blocco ad oltranza fino alla revisione della legge ma bensì un'azione simbolica il cui significato sarebbe chiaro: anche il corpo docenti è dalla nostra parte, siamo tutti contro di te, Gelmini; è la necessita di far fronte comune in maniera visibile a spingere questa richiesta (che, ripeto, non si spingerebbe oltre i due giorni, da utilizzare per lezioni pubbliche e assemblee). Di contro, se pure chi vi si oppone riconosce la necessità del fronte comune, si ritiene che un'azione del genere sarebbe controproducente: un appiglio troppo semplice per screditare la lotta e un metodo veloce per perdere del tutto la possibilità che la gente là fuori possa appassionarsi alla nostra lotta; molto meglio organizzare assemblee serali per spiegare la riforma (e il professor Donati, docente a giurisprudenza, si è già detto disponibile) e continuare con le lezioni in pubblico, tenendo però separati i metodi di critica (in soldoni: la protesta più "aggressiva" è roba da studenti). In breve: una parte consistente degli studenti chiede ai professori di esporsi di più e una parte consistente dei professori (tra cui la maggioranza del consiglio di facoltà) risponde che non è esponendosi in questa maniera che si sistemeranno le cose, ma al contrario un'azione del genere potrebbe solo far naufragare il tutto. Non che sia una diatriba così importante: per quello che mi riguarda credo che si possa lasciar cadere (per ora ) questa richiesta, in fondo non è ancora così vitale, e se non si riescono a convincere i professori dubbiosi a prendere un provvedimento del genere allora tanto vale andare avanti senza questo tipo di protesta (che avrebbe avuto, è vero, un gran peso, ma di fatto avrebbe veramente esposto il movimento a delle critiche).

Un altro punto delicato è la questione (che poi è centrale nella mozione votata dal senato accademico) della valutazione e del conseguente finanziamento differenziale delle varie università. Intendiamoci, qui è una questione di enfasi: nell'ipotetica frase "No ai tagli previsti dalla 133, ma è giusto razionalizzare le spese e punire gli atenei che non riescono (o non vogliono) spendere entro i limiti" alcuni credono sia più importante la prima parte, gli altri la seconda (e capite da soli quali sono le parti in causa), ma nessuno si azzarda a negare la frase nel suo complesso. Non si può dire insomma, e qui torna il discorso di prima, che si voglia semplicemente salvare un'università che è colma di problemi non solo didattici ma anche economici, ma anzi che un cambiamento è necessario e deve passare per forza da una razionalizzazione delle spese che tenga ovviamente conto delle esigenze imprescindibili di un ateneo (e non, pertanto, da un taglio indiscriminato che servirebbe solo a distruggere gli ultimi sprazzi di buona università).

Per ora l'appuntamento è a martedì, quando i professori volenterosi saranno chiamati a decidere assieme agli studenti le prossime iniziative (lezioni in pubblico eccetera), ma l'impressione è che, pur chiarendo le reciproche posizioni su alcune questioni, si sia usciti da questa assemblea ancora compatti in un unico fronte di lotta. In attesa di altre lezioni pubbliche e delle prime assemblee serali.

In chiusura, vorrei linkare un illuminante pezzo di Calamandrei che una docente ha voluto leggere a tutti durante l'assemblea: lo trovate riportato qui.



* non è mio costume aggiungere delle note ai post, ma in questo caso voglio tenere ben distaccato dal resto l'unico episodio (al di là di qualche fischio) fastidioso della seduta. Quando uno dei rappresentanti di Student Office (diciamo la parte ciellina dei rappresentanti degli studenti, o comunque filodestrorsa), che peraltro potrei anche indicare come secondo episodio fastidioso della seduta, ha preso la parola per esprimere la sua opinione e, in coda, una piccola provocazione, si sono levati fischi e boati (prevalentemente da una parte dell'aula). Per scansare successive strumentalizzazioni preciso che, nonostante un paio di minuti di interruzione per far tornare il silenzio, il ragazzo ha potuto concludere il suo intervento.

09/07/08

Accosta un attimo

Magari qualcuno si aspetta che io mi metta a parlare della manifestazione di Roma, considerato che come un po' si temeva è stata buttata in caciara sul finire da Grillo. Nemmeno troppo dai, lui e la Guzzanti hanno usato parole un po' forti, ma importa davvero qualcosa? c'era tanta gente (e questo è positivo), sul palco c'è stato spazio per tutti e non credo dovrebbe importare se qualcuno ha alzato il tono un po' oltre la buona educazione, io per esempio mi sono un po' stufato di essere educato (ma poi di fronte a una folla, e alla mamma davanti alla televisione, tornerei un ragazzo a modo non crediate). Ad ogni modo io a Roma non c'ero (gli ultimi esami mi trattengono a Bologna) e di farvi il commentino di quello che si legge in giro, stasera, non mi va.

Oggi volevo scrivere un po' di questo blog, che circa tre mesi fa ho cominciato ad aggiornare con costanza nonostante la pagina fosse stata creata già qualche mese prima (c'erano un paio di post di prova, ora cancellati). Volevo, ma mi sono reso conto che sarebbe a) noioso per voi b) noioso per me c) Franco d) in controtendenza rispetto a come ho deciso di impostare il blog, e lì per lì non mi sembrava più il caso, finchè non mi sono reso conto di starmi prendendo troppo sul serio. Non so voi, ma a me l'idea di prendermi troppo sul serio (checché ne dica il mio coinquilino, che mi ha esortato a prendere questo blog perlappunto maggiormente sul serio) non piace per niente, sarà per via delle mie origini trentine ma mi sembra di sentire qualcuno che mi urla dietro "vèi zò dal figher!" ("vieni giù dal fico", per chi non capisse), riportandomi coi piedi ben saldati al terreno. E quindi, ricapitolando, devo parlare del blog. Credo.

Divagazione n.1

Voi ve lo ricordate quando sono usciti i primi blog? ecco, bravi, io no. Ricordo vagamente che mentre a casa mia arrivava l'adsl flat (e finivano le bollette salatissime del 56k) qualcuno ogni tanto tirava fuori questa storia che c'erano i famosi blogger, gente scaltrissima che faceva tremare tutti nelle direzioni dei Grandi Giornali (in Trentino no, se vai da un trentino e gli dici che ci sta gente scaltra che fa tremare i Grandi Giornali quello ti lancia lo sguardo che si riserva ai pazzi e poi riprende a leggere l'"Adige"), ma non si sapeva bene chi fossero, o perlomeno io e i miei amici eravamo troppo occupati a passare da Napster a WinMx, da WinMx a Kazaa e da Kazaa a eMule per preoccuparcene. La rete allora era solo una grande banca dati, e io non avevo ancora la fame di informazioni che mi sarebbe venuta dopo.

Crescendo e passando di classe in classe cominciavo a diventare più colto, i miei voti salivano (non di tanto) ed essendo da sempre portato per le materie umanistiche (anche se con un professore di Scienze che non avesse fatto per buona parte Chimica forse sarei finito a Biologia) saliva in me anche la voglia di scrivere e di tenere uno dei famosi blog (che nel frattempo erano sempre più famosi, parlo del 2002-2003 circa). Il problema però era (è?) che mi mancavano sia gli argomenti sia la capacità di scrivere in maniera piacevole da leggere, e capirete che non sono due cose da niente, perciò il progetto naufragò...una mezza dozzina di volte. Eppure sembrava così facile per gli altri blogger! loro si mettevano alla tastiera e raccontavano le loro vite, apparentemente così interessanti ma a guardar bene molto ordinarie, e io che avevo una vita scoppiettante (a paragone di alcuni di loro, perlomeno), non riuscivo ad aprirmi o a scrivere qualcosa. Più tardi trovai uno sfogo per la voglia di scrivere (un gioco di ruolo testuale on line che mi tenne occupato quasi 3 anni, più un paio di forum connessi, ma è un'altra storia), ma questa cosa del blog che non riuscivo a scrivere mi rimase dentro, come quelle vesciche che si formano in bocca: a un certo punto ti dimentichi di averle, ma prima o poi la lingua ci passa sopra ricordandoti il fastidio che provocano.

Intermezzo

C'è da dire che ho cominciato a seguire seriamente alcuni blog solo da qualche mese, ovvero da quando ho cominciato a seguire quello di un mio ormai ex coinquilino, riscoprendo sia il piacere un po' morboso di entrare per un poco nella vita degli altri in loro assenza sia quello di crearsi il proprio bar raccogliendo qua e là qualche fonte di dati e opinioni. E poi in tutto questo tempo (i 3 anni di prima) sono cresciuto, ho cominciato a diventare più consapevole del mondo in cui vivo e per il quale posso lottare, ho cominciato e ormai quasi finito l'università. Era forse così banale il problema? mi bastava accumulare qualche nozione e affinare un poco il senso critico? non lo so, ma ha funzionato.

Divagazione n.2

La colpa è di Berlusconi. Voglio dire, da quello che ho capito c'è una generazione che più o meno lo odia, gli attuali trentenni, una che più o meno lo ama, i ragazzini d'oggi, e io sto nel mezzo. Non nel senso che non lo odi, anche se forse lo faccio un po' più freddamente, ma nel senso che il rapporto che la mia generazione ha con Berlusconi mi è sempre sembrato più complicato. Credo non ci pensi mai nessuno, ma la mia è la prima generazione che ha avuto sempre davanti Berlusconi e che in qualche maniera è cresciuta con lui, ma allo stesso tempo l'ultima che ha ha un vivo ricordo di Mani Pulite e delle monetine a Craxi, della Democrazia Cristiana universalmente riconosciuta come ladra e mafiosa (oggi tira aria di riabilitazione) e con un po' di sforzo anche della caduta del Muro. In qualche maniera noi abbiamo sempre saputo che Berlusconi è un'anomalia, ma spesso ci sembra un'anomalia tutto sommato inevitabile, è un rapporto strano, che per molti non si risolverà mai in un giudizio vero e proprio.

Cresciuto in un ambiente un po' ovattato, la mia presa di coscienza politica è avvenuta a scoppio ritardato e alla fine gira che ti rigira sempre perchè Berlusconi stava davvero esagerando, forse un po' lo dovete ringraziare se vi piace questo blog (ma non fatelo con troppa convinzione). Col tempo ho studiato anche un po' di teoria politica, e sono arrivato al punto da comprarmi storie del pensiero politico come quella di Chevalier per il solo fatto di averla trovata a metà prezzo (e non costa poco nemmeno scontata), oltre a volumi e volumi di storia e di attualità. Forse sto pure cominciando a entrare nell'età dell'attivismo, vedremo, sarebbe quasi ora. Insomma, da un'entrata nel "mondo degli argomenti da grandi" impulsiva, dettata dal midollo spinale, ora riesco pure a sostenere conversazioni interessanti, credo.

Cosa dovrebbe uscire da tutto ciò?


Confesso che mi sono un po' perso, dov'ero rimasto? ah si, cosa vuole questo blog dal mondo (o più semplicemente da me). Beh, alla fine mi sono reso conto che non erano le nozioni e la capacità di scrivere a mancarmi, o mancavano ma non era importante perchè quello che mancava era la voglia di mettere la propria vita in rete. Me ne sono reso conto, perlappunto, quando mi sono fermato la prima volta che volevo parlare del blog (e quindi di me), ed è per questo che alla fine mi sono sforzato di fare oggi quello che non sono mai riuscito a fare, forse in una maniera che non avevo mai provato. Fateci caso, questo post parla di me ma non sembra davvero importante, e questo perchè ha anche altro da dire, dietro quella patina personale che sembra avvolgerlo. Per questo credo supererò il "complesso" che finora mi aveva fatto scrivere come se fossi un giornalista stipendiato da qualche testata un po' faceta, e comincerò a metterci anche un po' di me in questo blog. Anche per umanizzare una pagina che ha il difetto di sembrare, a volte, un po' "artefatta", freddina e forse un po' legnosa.

Dove voglio arrivare? da nessuna parte in particolare, ma credo che aumentare gli accessi sia sempre piacevole, soprattutto per chi scrive pezzi destinati, idealmente, a essere letti da altre persone. Per questo, forse, ultimamente mi sta prendendo la sindrome da blogger novellino. Ma passerà, passano sempre queste manie, l'importante è che io non perda la voglia di scrivere, perché quello serve soprattutto a me per mettere in ordine i pensieri e costringermi a riflettere su quello che accade, racimolando pazientemente i dati necessari a inventarsi una spiegazione soddisfacente. Ed è una cosa che viene meglio se si ha anche un pubblico, reale o immaginario, da soddisfare.

post scriptum

Siete arrivati fino in fondo? secondo il contatore sono 8524 caratteri, complimenti! io, per esempio, non ho voglia di ricontrollare quello che ho scritto.