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04/05/09

Consegnare l'Italia e non pensarcì più

Enrico Letta è uscito alla scoperta:"Se il premier confermerà che non vuole cambiare la legge elettorale dopo un'eventuale vittoria del sì, allora dovremo rivedere la nostra posizione" (Ansa)

l'Idv conferma con Leoluca Orlando la sua linea:"é un grimaldello contro il 'porcellum' che è una pessima legge elettorale. (
Ansa)

Del referendum ho scritto approfonditamente, quindi chi ha trovato la voglia di leggere quel lunghissimo pezzo sa già perchè le due frasi riportate qua sopra sono indice al massimo di ingenuità e scarsa attenzione. Riassumo: questo referendum porterebbe il Pdl (o il PD, quando, tra una decina d'anni, acquisterà forse la credibilità necessaria) ad avere virtualmente la possibilità di correre da solo alle elezioni e prendersi il premio di maggioranza senza bisogno di alleanze, lasciandosi alle spalle anche le minime interferenze leghiste per la prossima legislatura. L'idea dell'Idv (e forse del PD, che però potrebbe anche voler fare il doppio gioco e far entrare l'Italia in un'ottica bipartitica per accrescere il proprio potere, d'altra parte già dalla scelta del nome ha cominciato a pensare all'americana) è che questo referendum potrebbe essere anche intepretato come generica volontà di cambiamento della legge elettorale da parte degli italiani, e quindi portare a una discussione che coinvolga tutti i partiti. Peccato che il Pdl avrebbe tutta la legittimità a limitarsi ad accogliere il referendum, ed è quello che dichiara oggi Cicchitto, e chi potrebbe fermarlo? la Lega minacciando la crisi di governo? è esattamente quello che Berlusconi vorrebbe, nuove elezioni da sfruttare al volo per capitalizzare la nuova legge che gli è stata regalata.

Quindi? duole dirlo, ma questa volta va seguita la Lega e scritta una legge elettorale, possibilmente decente, prima del 21 Giugno. Oppure potremmo lasciar perdere tutto, consegnare l'Italia al papi e metterci il cuore in pace, fate voi, io comincio a sentirmi stanco di tutto questo. La posizione del partito democratico non mi sorprende, anche se mi stupisce la cronica mancanza di sincerità nei confronti dei suoi elettori, e l'ennesima occasione persa per rendersi conto di cosa questi veramente vogliono (tradotto: fate un po' la conta di chi, oggi e in Italia, vuole davvero il bipartitismo), ma l'unica giustificazione dell'Italia dei valori per agire in questa maniera l'ingenuità, o l'ignoranza, e questo contribuisce a rendere il quadro politico ancora meno confortante.

E la morale? il messaggio di speranza? la soluzione? magari un'altra volta, quando mi passerà il mal di testa

28/04/09

del porcellum si butta via poco

In questi giorni si è parlato, e si parlerà sempre di più, del referendum elettorale che ci sarà a fine Giugno; al di là della polemica sull'accorpamento o meno delle date elettorali e del risparmio vero o sovrastimato che ne sarebbe derivato (polemica che non vale la pena di sviscerare ora che tutto è deciso, ma che i ogni caso io chiuderei sempicemente rimandando a questo pezzo), è il caso di cominciare per tempo a capire bene di cosa si tratta, e quale sia la posta in gioco. Partiamo dal chiarire un aspetto che dovrebbe di per sè dare un po' la misura di questa vicenda, ovvero il fatto che lo stesso Berlusconi abbia ammesso pubblicamente che voterà per il "si"; è disorientante? dovrebbe, dato che i promotori sostengono che sia un referendum in qualche maniera "contro" il famoso porcellum e in direzione di una maggiore democraticità, o quantomeno l'idea che viene più o meno veicolata pubblicamente è quella di un referendum che vada in direzione contraria; evidentemente, dato che il presidente del consiglio non è impazzito (e anzi, ha ragione a dire che è praticamente un regalo che gli viene fatto), non è del tutto vero. Qui il testo e qui il commento dei propositori, ora vediamo qualcosa più in dettaglio.

I primi due quesiti, per cominciare, rendono autosufficienti i due partiti maggiori e fondamentalmente inutili tutte le altre formazioni politiche, poichè impediscono il formarsi di coalizioni e assegnano a un solo partito il numero di seggi necessario ad averne la maggioranza assoluta anche qualora non si abbia che quella relativa. L'idea di base, proposta nel 2007 all'epoca delle grandi e caotiche coalizioni che ricordiamo tutti, era di portare un po' di ordine e semplificazione all'interno dell'arco parlamentare, azzerando l'enorme e sproporzionato potere che tante volte nella storia repubblicana è toccato a piccoli partiti. Vi ricorda qualcosa? esatto, tutto questo è già successo, e per via politica. Inoltre, le due coalizioni che si sono formate mantengono al loro interno una certa dialettica e dei rapporti di potere: la Lega ad esempio ha influito parecchio sull'azione del governo, così come l'Idv ha mantenuto un certo peso nel dettare l'agenda dell'opposizione. Andare in direzione bipartitica, perchè anche all'opposizione conterebbe (e attirerebbe a sè il voto) solo il partito maggiormente in grado di puntare alla maggioranza relativa, significherebbe consegnare le chiavi del dibattito politico a due sole formazioni. Focalizzate la vostra attenzione su questo scenario futuro: da un lato il Pdl, che si è appena dotato di una struttura interna per la quale in pratica Berlusconi decide tutto, dall'altro il Pd, che se da un lato ha una vocazione partecipativa dal basso, dall'altro ha dimostrato di essere la creatura e l'espressione della volontà di un apparato sopravvissuto a decenni di riciclaggio politico, di fatto è come se ci fosse una barriera tra le realtà locali e le stesse vecchie faccie che prendono le decisioni importanti. Il bipartitismo vi suona ancora così affascinante e americano? senza contare che se da un lato porta a una teorica maggiore stabilità (a cui non credo troppo, ma è un discorso che farò un'altra volta) dall'altro diminuisce fortemente la rappresentatività del nostro sistema politico, che già ora vede al potere una maggioranza espressa, tenendo conto dell'astensione, dal 36% circa degli italiani. Scendere ancora porterebbe, in una nazione che ospita al suo interno le realtà più diverse dagli interessi e bisogni più variegati, a una democrazia quasi solo nominale.

Il terzo quesito invece appare più interessante: votando sì scomparirà la possibilità di candidature multiple, in pratica ogni politico potrà essere candidato in un solo seggio. Uno dei meccanismi che ha permesso ai partiti di decidere in pratica chi sarebbe stato eletto, difatti, si basava proprio su questa possibilità: candidando i personaggi più rilevanti in praticamente tutti i seggi si poteva poi, decidendo a quali seggi rinunciare e facendo risalire tra gli eletti i non votati, comporre a tavolino la lista dei parlamentari eletti, in pratica lasciando alla gente solo la scelta della lista. Peccato che l'altra metà, peraltro maggiormente cruciale, di questo meccanismo, ovvero la mancanza del voto di preferenza, non viene minimamente toccata dal referendum che diventa così più che altro una mezza soluzione al problema. Nemmeno questo terzo quesito, l'unico che comunque merita probabilmente di essere votato, è quella rottura radicale col passato e col sistema partitocratico che Guzzetta e Segni sostengono di voler combattere.

Da come sta partendo il dibattito mi sembra che l'enfasi sia posta sui primi due quesiti, effettivamente più rilevanti, accostandoli blandamente e senza troppa profondità a un fantomatico "sistema bipartitico sul modello americano", il che è vero a metà (tecnicamente sarebbe molto simile, ma la realtà italiana lo renderebbe di fatto molto diverso nel suo funzionamento concreto). Vedremo se ancora una volta sarà l'astensione (attiva o passiva) a giocare il ruolo decisivo, in tal senso tutto dipenderà da come verrà venduto il referendum, e da quanto verrà fatto (ingiustamente) passare come la soluzione per ridare ai cittadini le chiavi della politica.

27/04/09

Santificare le feste oggi

È passata davvero una vita ormai, più di sessantanni, da una guerra che ha lasciato segni profondi nella Storia e nell'immaginario dell'Italia e degli italiani, e ogni anno di questi tempi si festeggia il giorno in cui tutto è finito e l'Italia è stata libera di ricominciare, di percorrere una strada nuova; fin qui, tutto bene. Peccato che ogni anno arrivi immancabile anche la stessa trita polemica sul significato politico di quel periodo burrascoso che precedette la liberazione, e ovviamente sulla memoria che se ne tramanda. Volete sapere qual è questo famoso significato politico? facciamo un passo indietro, perchè ci sono almeno due ordini di considerazioni da fare.
Innanzitutto bisogna ricordare cosa successe l'8 Settembre del '43, quando il nuovo capo del governo, Pietro Badoglio, lesse alla radio questo messaggio:

Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.


Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza


Dal caos che si formò subito dopo, con la Germania che prese possesso della penisola mentre i Reali e il governo scappavano al Sud, uscirono due entità: la Repubblica Sociale Italiana (fondata da Mussolini a Salò ma in pratica controllata dai nazisti) e la multiforme massa di persone chiamata collettivamente col nome di Resistenza, che se anche dovette passare attraverso contrasti e diatribe interne seppe coadiuvare gli Alleati nella dura lotta di liberazione del territorio italiano, e dare un'impronta democratica, libertaria e antifascista alla Costituzione qualche anno più tardi. Questo movimento era come un'idra, tante teste per un corpo solo nel bene e nel male (e sul male che fecero alcuni partigiani ormai si scrive da tempo, anche se Pansa è convinto di dissotterrare in continuazione lo stesso cadavere fresco), e se anche qualcuno aveva sogni sovietici ed antidemocratici ebbe la buona creanza di accantonarli, e combattere per una nazione che aveva bisogno di pace. Per questo la festa del 25 Aprile celebra chi stava da quella parte là, quella di chi voleva la Liberazione dell'Italia dalle truppe nazifasciste, e non è semplicemente la festa dei caduti della guerra.

Un'altra considerazione da fare è che la Resistenza non è un semplice fatto storico, circoscritto a un certo periodo di tempo e dotato di un significato univoco: è invece il mito fondante della nostra Repubblica. Mi spiego meglio, ogni nazione ha alla sua origine un processo di mitopoiesi, come Roma aveva il viaggio di Enea e Atene il dono della Legge da parte della dea omonima, dai miti uno stato trae la sua legittimità, perlomeno nell'immaginario collettivo (e non va mai sottovalutata l'importanza dell'immaginario collettivo). Berlusconi, che proprio lavorando sulle immagini degli italiani si è fatto una carriera politica, si è da un lato prestato all'eterna battaglia della destra (non parlo della democrazia cristiana ma degli ex missini), ovvero far perdere di significato alla Resistenza e rendere nebulose le origine della Repubblica così da potersi infilare senza compromessi nel gioco politico (leggi: senza rinnegare, nemmeno pubblicamente, le loro origini fasciste), dall'altro lato ha portato un know how mistificatorio di livello decisamente superiore. In fondo lavora coi messaggi da più di vent'anni, è una materia che sa maneggiare molto bene.

Cambiare il nome da festa della Liberazione a festa della Libertà, invocare rispetto e pietà per i combattenti della parte avversa, instillare dubbi sulla sincerità delle intenzioni di una parte (quella peggio digerita) del movimento partigiano, sono tutti trucchi, tecniche che mirano non tanto a screditare la festa del 25 Aprile quanto a cambiarla di significato. L'idea di Berlusconi, e di tutta la galassia che ruota attorno alla sua personalità politica, è quella di costruire una sorta di immagine istituzionale che a loro è finora un po' mancata per certi versi, ma come per la Costituzione che invece di essere rispettata si cerca di adeguare ai propri canoni di rispettabilità, così anche per la Storia e i valori della nostra Repubblica l'approccio è dal lato sbagliato: invece di andare loro incontro, si resta fermi e si pretende che siano loro ad adattarsi.

23/02/09

Migliori a parole

Se non riuscite a leggere l'articolo lo trovate dove l'ho preso, ovvero su Wittgenstein, e vi consiglio di spendere questi due minuti, anche perchè l'Unità (con buona pace di tutti gli estimatori, tra i quali potrei mettermi pure io peraltro, della nuova direttrice DeGregorio) è per molti versi uno specchio fedele della maniera in cui il partito democratico vede sè stesso. E se scoprire che il partito democratico ha questa visione della storia non stupisce, non smette nemmeno di far pensare.

Ma non è nemmeno tanto il fatto che venga presentato il 94 come anno in cui "una nuova generazione ha preso il potere", che fa un po' ridere ma è anche comprensibile nell'ottica di un processo di mitopoiesi che ogni partito (ma non solo) ha bisogno di affrontare specialmente nei momenti difficili, nè l'idea che Veltroni e D'Alema fossero il meglio che il partito poteva offrire all'epoca, e il presentare il loro duello come inevitabile (forse è anche vero). Quello che fa veramente inorridire è questa parte che vale la pena rileggere:

[Veltroni e D'alema, ndp] Sono stati davvero i migliori, e tutto sommato credo che lo siano ancora. Ma, prima l'uno e poi l'altro, hanno commesso una enorme quantità di errori. Nel 2009, lo stato delle cose è quello che abbiamo tutti davanti agli occhi. Questa generazione politica lotterà strenuamente per non ammetterlo, ma oggi, quindici anni dopo, a giudicare i fatti, bisogna concludere che una generazione politica intera ha fallito.

Nel mio mondo ideale, e ditemi se il vostro è diverso, le teorie, i progetti e soprattutto le persone devono superare la prova dei fatti. Due politici che (peraltro in un quindicennio di attività) commettono "una enorme quantità di errori" non sono i migliori, a meno di non pensare che sia impossibile trovarsi in quelle posizioni e agire correttamente (e non sono così pessimista), sono invece pessimi politici che malauguratamente non si è riusciti a sostituire, e pensare che non vi fosse nessuna resistenza ad un turn-over basato sul merito è prendere in giro la propria intelligenza. Quello che è successo è che nel 1994 una classe politica frastornata ha subito qualche innesto, ma sempre pescando tra i pupilli allevati da decenni: gente plasmata a propria immagine e somiglianza e quindi inevitabilmente già vecchia e inadatta. Non si è trattato di prendere i migliori, si è trattato invece di prendere chi aveva staccato il numerino prima (o si era accodato alla fila più veloce del supermercato, per intenderci).

Quando poi Piccolo aggiunge, giustamente, che "una generazione politica intera ha fallito" dovrebbe aggiungere tetro che sarebbe ora che tutti quelli invischiati nel fallimento se ne andassero a far confusione da un'altra parte, e invece sostiene che non ci sia un ricambio pronto in panchina. Ecco, forse su questo ha una parziale ragione, ma è solo un motivo in più per cacciare a pedate chi non ha dimostrato di pensare al futuro del partito invece che al proprio, e sperare nel colpo di fortuna con qualche persona nuova. Franceschini fa ridere, nei brevi intervalli tra una crisi di pianto e l'altra, perchè non si conclude il ragionamento e si dice chiaramente che è tutto da rifare? che non è nemmeno questione di prendere voti alle europee, si tratta prima di tutto di avere qualcosa da votare, un partito magari e non una lista di nomi.

05/01/09

i miracul che succede ad Hammamet

Raccontava Travaglio l'altro giorno delle vette a cui sta giungendo recentemente l'apologia di Bettino Craxi nel mediaverso, parlando di uno speciale televisivo che è sembrato eccessivo anche per Mediaset. Ve lo ricordate, vero, chi era Bettino Craxi? io ad esempio ero un bimbo all'epoca, ma ricordo nitidamente l'episodio delle monetine e il generale clima di ribrezzo nei confronti di chi all'epoca impoersonificava idealmente la corruzione di un sistema ormai diventato troppo pesante anche per le ampie spalle degli italiani (peccato che la successiva catarsi non servì a uscirne, ora si dovranno aspettare altri 50 anni)); ne sono contento, non credo che qualcuno riuscirà mai a convicermi che quell'uomo abbia fatto qualcosa di buono qua in Italia, se non bastasse quello che poi ho letto a proposito.

Ad ogni modo, proprio oggi mi è tornato in mano un album di Paolo Rossi, "Hammamet e altre storie" (qui una playlist dove sono segnalate anche le collaborazioni con Capossela all'interno dell'album), che fu davvero il mio primo incontro con la satira e, effettivamente, anche con la politica. Ero piccolo e capivo metà del testo di metà delle canzoni, ma forse per qualche strano meccanismo della mente quell'ascolto reiterato (consumai quella cassetta) forgiò il mio gusto comico negli anni successivi, e solo oggi me ne rendo davvero conto (l'altro grande tributo sono i Monty Python, scoperti qualche anno dopo grazie a un amico, che riempirono la nicchia surreale-nonsense) riascoltando "Hammamet", "Sogno all'incontrario", "Decervellamento" (cantata assieme a Capossela, entrerà poi nell'album "Canzoni a manovella") e tutte le altre (compresa qualche canzone più recente come "Setto nasale in fiamme"). A volte mi viene da pensare che dopo tutti i discorsi, le letture, i dibattiti la maniera migliore per raccontare un'epoca difficile sia attraverso la comicità che si è prodotta in quel periodo, per questo il mio contributo al tentativo di non perdere il ricordo di ciò che è successo negli anni '80 e primo '90 è questo consiglio di ascolto e questo testo:

Ad Hammamet
Ahaaaaa!
Ad Hammamet
Ahaaaaa!
Dove è finita la fontana, fontana di largo Cairoli?
perché non c'è più?
Era dentro al Castello Sforzesco ad ammuffire
poverina!
Eran tanti anni che era lì a prender l'umido
chissà che dolori!
poi qualcuno allora l'ha trovata...
ah!
e l'ha curata...
che bravo!
e l'ha portata...
ma che gentile...dove?
Ad Hammamet
Ahaaaaa!
Ad Hammamet
Ahaaaaa!
Ad Hammamet sai dove mettere un oggett!
un oggett!
c'è magazzino con tanti bei rubet
i bei rubet!
Persino il vino vien giù dai rubinett
dai rubinet!
È un dei miracul che succede ad Hammamet!
Ad Hammamet
Ahaaaaa!
Dove son finiti gli animali dello zoo?
perché non ci sono più?
Un leone l'hanno visto dentro un ristorante all'Idroscalo
curioso!
poi qualcuno allora l'ho trovato...
aaah!
e l'ha curato...
ma che bravo!
l'ha medicato...
ma che gentile!
e l'ha nutrito...
ma che zoofilo!
e l'ha ingrassato...
ma che cuore d'oro!
poi l'ha mangiato.
E adesso questo farlocco fagocitatore di felini selvaggio, dov'è?
Mah... ad Hammamet!
Ahaaaaa!
Ad Hammamet
Ahaaaaa!
Ad Hammamet parlan tutti el nos dialet
el nos dialet!
Che gran palazzo con tanti bei stanzet
i bei stanzet!
Fanno il cous-cous con dentro un feritet
un feritet
è un dei parti che succede ad Hammamet!
Ahaaaaa!
Ad Hammamet
Ahaaaaa!
Dove è finito il capolinea del 38 l'Innocenti e il Samiri?
perché non c'è più?
e tutti quelli che accoppavano i piviù per fare i cuscini?
Che crudeltà!
Dal verme di Gorelli al bazooka col suo rabarbaro?
non c'è più il rabarbaro!
Credo che qualcuno li ha trovati...
ah!
e li ha smontati...
ah!
e trasferiti...
eh!
e riciclati...
ah, sì?
Sì, ma qui si stan ciulando tutto, però!
No, guardi...
È un incubo!
Senta, queste cose qua, succedevano una volta! Adesso non è più così! Adesso c'è il Nuovo che avanza!
Sì, ma il Nuovo che avanza e il Vecchio telefona!
Come?
Spiego, spiego il concetto. Ci sono voci, ci son voci che si telefonano tutti i giorni. Anche quando la sera prima litigano, tutte le mattine la telefonata alle 9: come stai? dormito bene?
ah, pensa!

hai avuto incubi? Io ho sognato Gorelli. Anch'io, cazzo!
eh, vabbè, quello... è un incubo!
è tutto un incubo, capito ... oppure si parlan, si dicon le cose anche tipo: come sta Veronica, Van Basten, i figli, Tresaggi...
tutta la famiglia!
tutta la famiglia! dopodichè parlano delle cose importanti, di cui han sempre parlato, non so, Cossiga, di, di di...
Cosa c'entra Cossiga?
Ma scusi, secondo lei uno che ha spiegato, ha raccontato agli Italiani prima come finiva Beautiful, e non ha spiegato dopo come è finito Moro secondo lei non c'entra? Beh, secondo me c'entra! Ma dove vive?
In Italia!
In Italia lei vive
Eh, certo!
Ecco. E invece l'altro, il Vecchio che telefona, no? infatti alla fine della telefonata manda sempre un saluto: "Ti mando un saluto da questa spiaggia lontana...
Oh, Hammamet, la mia prigione mia più bella sei tu!
commovente!
Silvio, consentimi.... che prima o poi vedrai, ci vieni anche tu!"
dove?

Ad Hammamet

Ahaaaaa!
Ad Hammamet

Ahaaaaa!
Ad Hammamet!
Ahaaaaa!

Ma dove è finito il mio spazzolino da denti?

Ad Hammamet!
e la mia mountain bike?
Ad Hammamet!
e la contessina Vacca?
Ad Hammamet!
E la mia protesi?
Ad Hammamet!
È un miracul che succede ad Hammamet!


e per chiudere il fantastico Sogno all'incontrario.
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16/12/08

Elezioni e lezioni elettorali

Credo di aver creato un bisticcio nel titolo (grazie wiki che, aiutandomi a controllare, mi fai rispolverare un po' di lingua italiana), ed è anche appropriato ai tempi che corrono, credo, anche se mi sono reso conto che questi tempi corrono sempre, e nessuno sta cercando non dico di fermarli ma perlomeno di fargli fare un po' di panchina. Vi sarete resi conto (o almeno lo spero) che questo mese sto scrivendo poco; senza tediarvi troppo con le mie vicende sono stato banalmente lontano dal pc (si fa per dire, diciamo lontano dal blog) per via di un grosso esame dato di recente, e tra le altre cose mi sono anche perso un po' di come andava il mondo. Non che mi aspettassi grandi cambiamenti, ma qui sembra essere sempre allo stesso punto e quindi tanto vale fare un po' di ripasso.

Vi ricordate qualche mese fa che ci sono state le elezioni provinciali a Trento? ha vinto Lorenzo Dellai, quella specie di orsacchiotto dall'aria confusa che non solo si conferma ma credo faccia pure qualche record oramai, Intendiamoci, globalmente sembra aver amministrato bene in questi anni (difatti l'ho votato), ma più che altro è, ed è sempre stato, molto furbo; e non è un caso se nel recente scandalo della "magnadora" riguardante appalti e tangenti nessuno è riuscito a coinvolgerlo (ma sapeva? chissà, potrebbe anche aver semplicemente nascosto bene le sue tracce). All'epoca ci fu chi, a Roma, cominciò a spingere per prendere esempio dalla coalizione dell'orso trentino, ovviamente senza capire niente della sua costituzione (come al tempo della Margherita, che in teoria prese esempio dalla Civica Margherita e ovviamente da allora ha fallito praticamente in ogni occasione). Bene, oggi qualcuno comincia già, dopo la sconfitta alle elezioni in Abruzzo, a riprendere le fila di quel discorso e sostenere che si debba puntare al centro per vincere.

Ora, il motivo per cui in Trentino Dellai ha sbaragliato gli avversari accentuando la componente di centro del proprio schieramento (curioso che, per una questione burocratica, l'Udc non abbia corso alle elezioni: di fatto c'era una lista di centro assieme al Pd, all'Idv e alle altre liste minori, ma non l'Udc) è che il Trentino ha una lunga storia elettorale che va in questa direzione. Stupirà qualcuno, ma la maggiorparte di quelli che votavano Dc qualche anno fa sono ancora vivi e in possesso di tessera elettorale, e questo conta molto, oltre che genitori dei nuovi elettori di oggi, e questo conta ancora di più; non che sia un bunker del bigottismo, ma qui il centro vince per ragioni sia di tradizione politica che più strettamente economiche. Per fare un esempio, un mio amico una volta mi stimò che 2/3 degli immobili nell'area urbana di Trento fossero di proprietà della curia, e tanto per farne un altro quando ho deciso di sbattezzarmi mio padre mi ha seriamente chiesto di pensarci bene, non per questioni ideologiche, ma per non rischiare di rimanere disoccupato. Non vorrei dare un'impressione eccessivamente caricata del ruolo che ha la chiesa (più locale che vaticana, comunque) nella vita della regione, ma sicuramente questo esiste e pesa molto specialmente nelle scelte politiche. Capite ora perchè Dellai, che peraltro esce dal partito popolare, vince con una coalizione del genere? è lo stesso motivo per cui non mi sono fatto troppe remore a votarlo (più a sinistra di così, per ora, è praticamente impossibile). Tanto per mettere un'altra carta sul tavolo, l'astensione è stata moderatamente contenuta (ha votato il 73,13% degli aventi diritto), mentre in Abruzzo ha quasi raggiunto il 50%.

E veniamo all'Abruzzo, dove il centrodestra ha vinto 49 a 42 sui presidenti e 47 a 43 sulle liste, liste composte per il centrodestra da Pdl più partiti locali e MpA e per il centrosinistra praticamente da tutti quelli che ci potevano entrare (compresi comunisti di vario tipo e socialisti). Non si può dimenticare, ovviamente, che queste elezioni sono state indette per via di uno dei più grossi scandali politico-economici degli ultimi tempi e che il governatore dimessosi per via delle gravi accuse, che peraltro ora cerca di mendicare un posto per le europee, è un ex-socialista interno al Partito Democratico. Era comprensibile che venissero perse, e probabilmente se non fosse stato per l'exploit dell'Italia dei valori (anch'esso prevedibile, dato che proprio sulla cosiddetta questione morale insiste spesso) la debacle sarebbe stata epocale. Qualcuno era convinto davvero che gli elettori in Abruzzo pensassero ai grandi temi? se l'Udc ha preso solo il 5% e l'Idv il 15% è proprio perchè, come dimostra la massiccia astensione, è stato proprio l'intreccio pericoloso tra politica e affari ad aver guidato il voto di questi giorni (intreccio che tradizionalmente interessa poco a una fetta dell'elettorato di centrodestra, altrimenti Chiodi non avrebbe avuto vita così facile). Per questi motivi è ridicolo pensare che tutta questa vicenda possa insegnare qualcosa alla segreteria nazionale del partito, tantomeno suggerire un'alleanza nazionale con l'Udc.

Non si tratta però solo, banalmente, di far notare che i risultati regionali hanno un significato spesso non semplicemente traducibile a livello nazionale, o che ogni elezione abbia anche delle condizioni al contorno che non si possono ignorare in fase interpretativa, poichè volendo pensarci bene qualcosa esce da queste due elezioni. Facendo un ragionamento più ampio è purtroppo inevitabile rendersi conto di una diffusa cultura "centrista", che volendo si può anche chiamare cattolica. Fin quando si fa opposizione si può anche evitare di dialogarci, ma il partito democratico si è dato un'altra missione, pare, e quindi qualcosa si dovrà pur fare. Il punto vitale è però che non si può rinnegare ad essa una storia politica pluridecennale fatta di una sinistra che lotta soprattutto per i diritti civili, le libertà per tutti e la dignità di ogni lavoratore, una sinistra sempre e comunque contro ogni tipo di mafia, una sinistra che individua nel bigottismo di parte della società italiana uno dei maggiori freni a un paese fermo, per tanti versi, dal 1948.

Per questo si può costruire una parte "cristiana" all'interno del Partito Democratico, ma che sia 1) all'interno e non in partiti peraltro dalla dubbia etica come l'Udc 2) affidata a cattolici sinceramente progressisti, magari in contrasto totale o parziale con una Chiesa Cattolica sempre più reazionaria, capaci di parlare ai "cristiani di sinistra" (ce ne sono tanti) 3) abbastanza matura da riconoscere che permettere certe libertà non svilisce chi rinuncia ad esse.

Per quanto riguarda la questione morale ho già scritto tempo fa, ad ogni modo è il secondo evidente campanello d'allarme che queste elezioni lanciano. Ma per una volta sembra esserci arrivato anche Walter.

04/12/08

Distrai et impera

Allora, a quanto pare sono (siamo, dai) cascato di nuovo nella ormai abusata Strategia della Distrazione, dico abusata perchè sta sconfinando dove non te l'aspetti, e forse è il caso, più che spenderci due paroline teoriche, fare qualche segnalazione. In fondo c'è poco da spiegare sul funzionamento di questa pratica, banale in sè e parzialmente innovativa solo per le dimensioni che ha raggiunto la sua applicazione, per questo vale la pena di rendere conto della sua estensione.

PDL

La notizia davvero preoccupante è ovviamente il taglio agli incentivi per l'efficenza energetica, che fortunatamente ha visto un parziale dietrofront (e forse è stato grazie a quei pochi che hanno fatto girare la notizia, che ringrazio), quantomeno sul versante della retroattività. Per coprirla ci sono state svariate dichiarazioni di Berlusconi (sul "regolamento di internet", sui giornalisti e la televisione...) e tutta la querelle Sky, che, complice (inconsapevole, spero) il Partito Democratico, ha fatto passare quest'ultimo decreto come il decreto che abolisce i privilegi che la sinistra ha disseminato. Ma tutto questo è quasi banale da dire, da tanto sono ormai esperti i berluscones in questa pratica.

PD

Qui la questione è un po' più sottile, e non sono sicuro si sia già notata la somiglianza (se non proprio la sostanza comune) con la tecnica in auge da anni ormai nel partito di Berlusconi. Non è un caso, inoltre, che questa tendenza si intensifichi ora che Veltroni sembra deciso a dotarsi anch'egli delle armi (quantomeno per quanto riguarda la politica di gestione del partito) del principale esponente dello schieramento a lui avverso. Il grande problema del Partito Democratico, ormai da tempo immemorabile, è la mancanza di una direzione politica precisa. Messa così sembra meno importante dei famosi problemi del paese, e ha buon gioco chi sostiene che ora ci si deve impegnare per adeguare salari e pensioni, e uscire dalla crisi, tuttavia un partito che non sappia dove andare non può muoversi di molto, e sarà rallentato nella sua azione da continue questioni irrilevanti. Per essere più chiaro: non sto dicendo che si deve innanzitutto decidere, ad esempio, la collocazione europea del partito, ma che si deve risolvere la questione identitaria originaria (Rutelli cosa ci fa? che peso hanno i cattolici? che peso ha la tradizione socialista? vecchie guardie come D'Alema le cacciamo o le rendiamo utili e non destabilizzanti?) una volta per tutte, e poi scompariranno anche tutte le questioncine che ne scaturiscono inevitabilmente.

Ecco, insistere come fa Veltroni (e non solo lui) sulla questione della leadership è una maniera per distrarre l'elettorato dalla vera questione. Non è Veltroni il problema (anche perchè non voglio dover scegliere tra lui è D'Alema, per esempio), o meglio lo è solo nella misura in cui non vuole risolvere una situazione di stallo che dura da prima della fondazione del Pd. Non nego l'importanza di avere un leader pronto e preparato, ma non serve a nulla se non sa nemmeno bene a che elettorato fa riferimento. Credo sia una maniera per distrarre l'elettorato perchè ho la convinzione che questa situazione sia ormai voluta quando non pianificata, visto che questa incertezza di fondo permette a una classe dirigente ormai autoreferenziale di rimanere a galla e alla direzione di un partito ancora corposo (per quanto?). Non è la maniera rozza e guascona di Berlusconi, ma sempre di distrazione si tratta.Inserisci link
LEGA
Sulla Lega, per completezza, solo una nota: dall'instaurazione del governo ha portato a casa tantissimo rumore, ma poche cose concrete (e ciononostante ha incasinato di molto la vita di questo paese). Sappiamo tutti che quello che davvero preme all'elettorato leghista è un certo grado di indipendenza fiscale (oltre che politica, ma solo in seconda battuta), ma da questo punto di vista hanno ottenuto solo una specie di legge largamente lacunosa per la quale sarà necessario stabilire un sacco di parametri che ne definiscano l'efficacia, scommettiamo che allora non avrà questo gran risalto mediatico? Già il fatto che pochi giorni dopo quella legge si facesse piovere denaro su Catania mi fa sospettare sulle effettive intenzioni di questo governo di inimicarsi il Sud.

In compenso il partito padano fa largo uso della distrazione politica, sfornando proclami e misure discutibili a getto continuo, da ultimo Maroni che straparla sulle moschee (ovviamente non si farà nulla in proposito). Tanto sugli immigrati si può far sfogare l'elettorato leghista, a Berlusconi non interessano.

30/11/08

Cash cash cash

Pare che, nonostante nessuno là fuori voglia pagare questa crisi, i solerti giardinieri della Libertà non stiano perdendo tempo a chiedere pareri, tanto che nuovi tagli sempre più fantasiosi appaiono ogni giorno, accompagnati da esilaranti prove d'abilità comica.

"Prima di tutto Sky non e’ un concorrente di Mediaset in quanto viaggia sul satellite e ha altre regole. Quanto al provvedimento adottato dal governo, esso ha penalizzato anche Mediaset che sta per far partire una tv su abbonamento. Questo dimostra che la sinistra ha inventato il conflitto di interessi. E se Sky fino ad oggi ha goduto di un privilegio, questo lo deve ai suoi buoni rapporti con la sinistra. Noi siamo andati a eliminare questo privilegio e si sono inventati che e’ una norma punitiva. Non si sono accorti che qualche settimana fa abbiamo introdotto una norma che stabilisce che i libri di testo non si possono cambiare prima di cinque anni eppure questa norma colpisce la Mondadori nella quale la famiglia del premier ha qualche interesse. La sinistra e’ in divorzio con la realta’. La sua capacita’ di volgere a suo vantaggio, con assolute menzogne, quello che facciamo, e’ straordinaria". (fonte addirittura il sito di Forza Italia)

Allora, va bene che stanno facendo cassa e da qualche parte i soldi devono uscire, ma è un peccato che, mentre ce lo mettono, per il culo ci debbano pure pigliare (anche se in effetti una presa salda aiuta, ma vabbè). Difatti Sky e Mediaset sono praticamente sullo stesso mercato, nel senso che Mediaset è di fatto la televisione a costo zero (la Rai è sempre meno un vero e proprio nemico) quindi far aumentare i costi della televisione a pagamento serve eccome a dirottare clienti sui tre canali di casa Berlusconi. Chiaro, non sono concorrenti diretti, ma questo non significa che Mediaset non benefici di eventuali flessioni nel mercato della tv via parabola (e la storia del canale commerciale di Mediaset non compensa poi più di tanto). Se Sky abbia avuto buoni rapporti con la sinistra non lo so, ma arrivare a dire che questo governo è occupato a riparare torti mi sembra degno al massimo del Bagaglino (ah, già)

È anche questo conflitto d'interessi? sinceramente non ne ho idea, potrebbe anche essere che l'IVA fosse effettivamente bassa, ma non essendo un esperto di questo genere di cose vi rimando a consultare blogger migliori (io mi sto solo divertendo con l'ennesimo, semplice post filologico-livoroso su Berlusconi e le sue dichiarazioni). Però il 10% in più sull'IVA porterà un 10% in più sugli abbonamenti, voglio vedere cosa si inventano per la campagna pubblicitaria di Natale. E infine affermare che una cosa del genera possa dimostrare che la sinistra ha inventato il conflitto d'interessi è addirittura incommentabile (sulla questione dei libri suppongo abbia invece ragione, ma non mi stupirei di scoprire che la Mondadori non ha interessi in quel campo).

Torna la porno tax, prelievo fiscale aggiuntivo che colpisce l'industria dell'eros più spinto. È una delle misure introdotte dal piano anti-crisi del governo, articolo 31. Non lieve: chi produce e commercializza materiale pornografico dovrà pagare un'addizionale del 25% sui redditi che ne derivano. (fonte il Corriere)

Un taglio invece sconfina nel surreale è questa famosa porno tax, "finalmente" da applicare dopo anni dalla prima proposta. Di per sè sarebbe già di suo una tassa difficile da applicare, dato che la maggiorparte del fatturato dell'industria porno è sommerso se non addirittura prodotto all'estero e "rivenduto" su internet, ma tanto per aggiungere ancora una spruzzata di ridicolo pare che la valutazione di cosa sia porno e cosa no (dato che esiste, oltretutto, una notevole mole di materiale borderline) spetti a Sandro Bondi. Il discrimine pare che sia la simulazione o meno dell'atto sessuale, il che ci fa pensare a un Bondi attivo già sul set per capire se v'è effettivamente penetrazione (ammesso che riesca a capirci qualcosa, s'intende) o più probabilmente un Bondi che ha finalmente un pretesto per compiere qualche sano atto censorio, che un po' si era capito desiderasse da tempo attuare. Se poi ne uscirà anche qualche soldo per le casse dello Stato non si capisce bene, ma ho la netta impressione che ci credano davvero.

Tutto qui? no, il dl è lunghetto e andrebbe studiato a fondo, cosa che probabilmente farò nei prossimi giorni se troverò il tempo. Ma un po' spero che lo faccia qualcuno per me (segnalate segnalate segnalate). (EDIT: non ho tempo, considerato che leggere economia per me è impegnativo, ma sono sicuro troverete blogger migliori in questo ambito)


20/11/08

Epiloghi

Mi sono accorto che spesso su questo blog capita di trovare lunghe (e noiose) trattazioni di iniziative, casi politici o fatti di cronaca "aperti al futuro", ovvero che prevedono sviluppi successivi. Succede allora che, scrivendo io solo occasionalmente e scegliendo gli argomenti un po' a naso, spesso io di questi sviluppi non abbia occasione di parlare e se pure sono tutte informazioni facili da trovare e da ricevere per una volta voglio chiudere qualche vecchio file.

Dai più antichi ai più recenti:

Eluana Englaro è stata definitivamente, totalmente e senza alcun indugio autorizzata a spegnere anche il proprio corpo, facendo sì che possa seguire il destino della mente andatasene anni fa. Dopo la corte di Cassazione ora anche la Corte Europea per i diritti dell'uomo nega il ricorso alle svariate associazioni che si sono schierate sul fronte della lotta per la vita (che a dire il vero non corre fuori dalla clinica della Englaro, ma un po' più a Sud nel mondo, anche se nessuno li ha avvisati).

La Costituzione è sulla strada per essere salvata, dopo il vulnus del Lodo Alfano. Mentre si attende lo scontato pronunciamento in proposito della Consulta, Di Pietro ha già superato abbondantemente il milione di firme per il referendum abrogativo. È vero, si può discutere sull'efficacia delle battaglie referendarie in Italia, ma questa volta difficilmente si riuscirà a giocare la carta dell'astensione dato che il lodo lo vuole praticamente solo Berlusconi, e gli stessi elettori leghisti, per fare un esempio, potrebbero finire per votare l'abrogazione.

Riccardo Levi ha ufficialmente fatto una mezza retromarcia, assicurando tutti che i blog non sono il suo bersaglio. Con una chiarezza e un'apertura inaspettate (per un deputato Pd), Levi ha fatto sapere che prima di discutere il disegno di legge in Parlamento verrà tolto ogni riferimento in proposito e si aprirà una discussione per "riempire quello spazio" nell'ottica non di censurare ma semmai di valorizzare tutto ciò che la Rete riesce a produrre.

Villari non si dimetterà dal suo incarico, come tutto sommato era scontato facesse. Per quanto Berlusconi neghi anche solo di averlo mai incontrato, si intravede un piano sotto a questa vicenda, piano che in effetti qualcuno sostiene essere opera della "corrente" dalemiana interna al Pd (e sarebbe l'ennesima prova che D'Alema è il male, perlomeno un maligno minore). Nel mentre, il Partito Democratico da prova di cominciare a imparare quando fare la cosa giusta, espellendo Villari dal gruppo Pd al senato (e presumibilmente anche dal partito, se si può fare).

17/11/08

Il significato di Villari

Un po' lo si intuiva dalla sua biografia politica, un po' è un periodo un po' così e certe cose ce le si aspetta, fatto sta che alla notizia di oggi si era tutti un po' preparati. Ciò nonostante, forse non si è del tutto informati su cosa significhi, ecco quindi un ripassino:

La commissione di vigilanza Rai venne istituita nel 1975 con lo scopo di sorvegliare l'attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale e pubblico italiano, o meglio di ereditare questo ruolo dal Governo che lo esercitava precedentemente. Le implicazioni di questo passaggio di testimone sono evidenti: dal controllo monocratico della maggioranza si è passati a un controllo teoricamente pluralistico che chiama tutti i partiti rappresentati in parlamento a gestire il sistema televisivo e radiofonico nazionale (qui il regolamento), ovviamente non in maniera diretta (c'è un consiglio d'amministrazione apposito), ma comunque in maniera sostanziale.

Ora, cosa succede da qualche anno a questa parte? siccome il presidente di questa commissione riveste un ruolo di garanzia, è consuetudine che, mentre i membri della commissione dovrebbero in teoria riflettere la composizione del parlamento, questi venga designato dalla coalizione di minoranza, con lo scopo di assegnare il ruolo più importante all'interno di questa commissione a chi ha più interesse a controllare che la Rai si attenga alle sue funzioni di informatore critico. Tutta questa bella teoria in Italia fa un po' ridere, e difatti da sempre la Rai è stata di fatto "lottizzata" tra i vari partiti (storicamente: ra1 governativa, rai2 destra e rai3 sinistra, ora le cose sono un po' più complicate ma lo schema di fondo è quello), e nessun presidente di commissione ha mai fatto davvero molto sotto questo punto di vista. Che sia per questo che la candidatura di Orlando è stata tanto osteggiata dal Pdl, tanto da far naugrafare 45 votazioni? non conosco bene le dichiarazioni d'intenti di Orlando a riguardo, ad ogni modo è forse più cruciale il fatto che sia un deputato dell'Italia dei Valori, un partito che fa dell'Informazione libera e critica una delle sue battaglie cruciali. Non che con Orlando la Rai sarebbe mutata di colpo nella Tv delle meraviglie, ma per l'importanza che il sistema radiotelevisivo riveste per Berlusconi e compagnia è chiaro che anche un canale così stretto per operare qualche cambiamento da parte di chi non si farebbe sfuggire l'occasione è in realtà troppo largo.

Ora, storicamente il centrosinistra ha sempre lasciato un po' correre sulle pretese assolutistiche di Berlusconi in campo televisivo, dimenticandosi in continuazione del famoso conflitto d'interessi, ed è positivo che questa volta perlomeno Veltroni non sembri avere intenzione di lasciar correre questa nomina che, di fatto, rompe la consuetidine di cui sopra (essenziale è che sia l'opposizione a designare il candidato, non che questi sia membro dell'opposizione). Solo, spero che questa rivendicazione, che a mio parere può sfociare solo nell'espulsione di Villari dal partito, non sia solo parte del recente filone narrativo-veltroniano del "siamo in regime". Non che sia del tutto fuori luogo come sirena d'allarme, ma per una volta vorrei vedere il Pd schierato con precisione su un tema cruciale come l'informazione libera e critica, anche a costo di lottare per assicurare a un partito con cui si ha rotto, l'Italia dei Valori, un posto che si merita.

12/11/08

Secondo Levi

Ve lo ricordate Levi? non lo scrittore, il politico. Non ricordo bene che ruolo avesse, ma durante la scorsa legislatura propose un discusso progetto di legge che, a prenderlo in buona fede, avrebbe dovuto regolamentare il selvaggio mercato dell'informazione telematica. Alcuni, molti a dire il vero, insinuarono che si cercavano semplicemente di mettere sotto controllo anche le poche fonti di informazione libera rimaste in Italia, ovvero blog e simili. Com'è come non è, all'epoca tutto fu reso confuso dalla protesta dilagante e non si è mai capito bene cosa abbia fatto davvero sparire quel progetto di legge, e sicuramente la caduta del governo Prodi ha messo l'ultimo sigillo a un'idea un po' sospetta, sicuramente scritta da chi della rete non capisce molto.

Non si sa se per via di un'immedesimazione in Don Chisciotte, di un'illuminazione divina o della noia del pensionato, è notizia di questi giorni che Levi ci riprova con un nuovo e più aggiornato disegno di legge (che comunque non è scontato venga discusso a breve o addirittura in questa legislatura), senza che nessuno gli abbia chiesto nulla. È Daniele Minotti, sul suo blog, a svelare l'accaduto alla blogosfera, riportando i passi più significativi:

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi, fatti salvi i casi in cui tale applicazione sia espressamente prevista
“.

Soltanto con riferimento all’iscrizione al ROC che “rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa” (art. 8), si precisa che “sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro

art. 7: “l’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione è condizione per l’inizio delle pubblicazioni dei giornali quotidiani e dei periodici, e sostituisce a tutti gli effetti la registrazione presso il tribunale, di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Sono fatti salvi i diritti già acquisiti da parte dei soggetti tenuti a tale registrazione in base al citato articolo 5 della legge n. 47 del 1948


Cerchiamo di capirci qualcosa. Secondo questo progetto di legge (che, ribadisco, per ora non è prevedibile se e quando verrà votato, nè se questo governo, anche se è prevedibile che sarà così, sarà o meno favorevole) un blog è decisamente un prodotto editoriale (art. 1), purtuttavia sarebbe escluso dall'iscrizione al ROC qualora non fosse il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro. Cosa significa organizzazione imprenditoriale? per quanto intuitivamente verrebbero da escludere praticamente tutti i blog italiani, Luca Spinelli su Punto Informatico sostiene (in maniera, per me, convincente) che

Il blog di Beppe Grillo ha una redazione, ha banner pubblicitari, vende prodotti. In parole povere: sia secondo il Codice Civile, sia secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa. Se il progetto di legge fosse approvato, perciò, Beppe Grillo avrebbe con tutta probabilità l'obbligo di iscriversi al ROC. Non solo: sarebbe in questo modo soggetto alle varie pene previste per i reati a mezzo stampa.

Affari suoi, diranno forse alcuni. Eppure non è l'unico a doversi preoccupare. Nella stessa situazione si troverebbero decine, probabilmente centinaia di altri ignari blogger. Infatti: chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa.


Insomma, la cosa si fa un po' più preoccupante. Non tanto per gli Adsense (che peraltro ho appena aggiunto sotto consiglio di un amico, anche se speravo uscissero pubblicità più utili), quanto perchè sembra che l'intenzione sia di colpire a tradimento con norme confuse. Il ragionamento di Spinelli dimostra come sia facile far rientrare nella definizione "attività di impresa" una larga varietà di pratiche alcune delle quali piuttosto comuni e "ingenue", quanto sarà semplice cogliere in fallo qualcuno? per quanto Minotti non veda ragioni per cui ci si debba davvero preoccupare di questa legge, quantomeno per ora, io temo che la vaghezza che lui critica sia più un'intento che un sottoprodotto dell'eventuale incompetenza legislativa di Levi. Sarebbe molto italiano, quantomeno.

Al di là di questo, già così com'è ridimensionerà di molto la possibilità di Grillo e tanti come lui di far circolare materiale più facilmente, a meno di iscriversi al ROC. Già, il ROC, ma cosa significa? Oltre alla prevedibile tassa da pagare, L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet "rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa" (vedi succitato art. 8), il che farebbe evidentemente scattare il ben noto meccanismo per cui con una semplice citazione in giudizio per danni miliardari si può intimidire chiunque, anche chi sta dalla parte della ragione (e vuole evitare guai, o semplicemente non può/vuole pagare le spese legali). Ammettiamo anche che l'intento sia cercare di instillare maggiori responsabilità in chi si prende la briga di pubblicare informazione fai-da-te, il risultato sarebbe decisamente più ampio e disastroso. Personalmente, quando e se mai questa legge verrà varata leverò gli adsense (se non lo farò prima) e starò attento a non "organizzare troppo" il mio blog, ma temo che molte persone agirebbero in maniera più radicale.

C'è poi la questione server all'estero. Ero effettivamente convinto che avere il server contenente tutti i miei post hostato in America bastasse a risolvere perlomeno la mia posizione (Travaglio e Grillo, per fare due esempi, usano server italiani), tuttavia pare che non sia così. Gli stessi Minotti e Spinelli, assieme ad altri commentatori del post, sembrano più o meno sicuri (anche qui, non si tratta di norme precise ma di interpretazioni giurisprudenziali probabili) che la cosa non sia minimamente d'ostacolo a chi volesse perseguire blog con "sede" in Italia. È un po' come quando beccano le società finanziarie con sedi farlocche alle Cayman, quella che conta è la sede dove effettivamente viene svolta l'attività in questione, che nel mio caso è perlopiù Bologna, Italia. In teoria non si capisce bene se questo sia un blog italiano, in pratica è molto probabile che chiunque possa denunciarmi per stampa clandestina (but don't try this at home!).

Sembra improbabile che ne esca qualcosa molto presto, tuttavia come lo stesso scettico Minotti avverte è il caso di tenere alta la guardia: se anche questo progetto di Levi è più confuso che pericoloso, l'attuale governo (che non ha nulla a che spartire con Levi, è bene ricordarlo) si è sempre dimostrato particolarmente sensibile, in negativo, al tema della libera informazione. Come a dire che questo è solo l'antipasto, probabilmente.

09/11/08

Ad un mondo di distanza da qui

Un po' per studio (ho un corso di inglese da portare avanti, dopotutto), un po' per passione, mi sono visto e letto entrambi i discorsi dei candidati a presidente degli USA in questa tornata elettorale. Eccoli qua sotto, traduco quello di McCain che, per quanto pure quello di Obama sia molto bello, mi sembra più interessante (e stimolante), se confrontato con la maniera italiana di vivere la politica.

Non so bene cosa si possa aggiungere di commento a un discorso così bello, in cui c'è tutto quello che un candidato deve dire dopo aver perso limpidamente delle elezioni. Forse potrei azzardare qualche paragone con le bizze di Berlusconi e gli scimmiottamenti americofili (e un po' "spaghettici") di Veltroni, ma credo che tutto ciò sia talmente lampante da non meritare il tempo di scriverlo. Una cosa mi sento di dirla: sarà matto come un cavallo, ma io questo McCain lo stimo.


(taglio gli intermezzi in cui McCain e la folla di persone che lo ascoltano "dialogano", oltre che i pezzi di ridondanza dovuti all'essere questo un discorso e non un comunicato stampa)

Amici miei, siamo giunti alla fine di un lungo viaggio.il popolo americano si è espresso, e lo ha fatto chiaramente.
Poco fa ho avuto l'onore di telefonare al sen. Barack Obama per congratularmi con lui [...] della sua elezione a prossimo presidente della nazione che amiamo entrambi.

In un contesto così lungo e difficile come questa campagna è stata, già solo il suo successo mi impone rispetto per la sua abilità e la sua perseveranza. Ma che sia riuscito a farlo stimolando le speranze di così tanti milioni di americani che una volta credevano erroneamente di contare poco o di avere poca influenza nell'elezione di un presidente americano è qualcosa che ammiro profondamente, e mi complimento con lui per esservi riuscito. Questa è un'elezione storica, e comprendo lo speciale significato che ha per gli afroamericani e lo speciale orgoglio che devono provare questa sera. Ho sempre creduto che l'America offrisse opportunità a tutti quelli che hanno l'impegno e la voglia di coglierle. Anche il sen. Obama crede lo stesso. Ma tutti e due comprendiamo che, anche se abbiamo percorso molta strada dalle antiche ingiustizie che una volta macchiavano la reputazione della nostra nazione e negavano ad alcuni americani la piena benedizione della cittadinanza americana, la loro memoria ha ancora il potere di ferire. Un secolo fa, l'invito a cenare alla casa Bianca del presidente Theodore Roosevelt a Booker T. Washington fu considerato un oltraggio da molti. L'America, oggi, è a un mondo di distanza dalla crudele e altezzosa intollerenza di quei tempi. Non c'è migliore evidenza di ciò che l'elezione di un afroamericano alla presidenza degli Stati Uniti. Lasciamo che non ci siano ragioni ora [...] per qualsiasi americano di non riuscire ad avere a cuore la cittandinza in questa nazione, la più grande nel mondo.

Il sen. Obama ha ottenuto un grande risultato, per sè stesso e per la sua nazione. Lo applaudo per questo, e gli offro le mie condoglianze acchè la sua amata nonna non ha vissuto per vedere questo giorno. Nonostante la nostra fede ci assicuri che lei stia riposando alla presenza del suo creatore, e sia molto fiera della brava persona che ha aiutato a crescere.

Il sen. Obama e io abbiamo avuto le nostre differenze, ne abbiamo discusso, e lui ha prevalso. Non c'è dubbio che molte di queste differenze rimangono. Questi sono giorni difficili per la nostra nazione. E io questa sera gli prometto di fare tutto ciò che è in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le molte sfide che dovremo affrontare. Esorto tutti gli americani [...] che mi hanno supportato di unirsi a me non soltanto nel congratularsi con lui, ma nell'offrire al nostro nuovo presidente la nostra buona volontà e i più sinceri sforzi nel trovare le strade per trovare i compromessi a colmare le nostre differenze e aiutare a ricostruire la nostra prosperità, difendere la nostra sicurezza in un mondo pericooso, e lasciare ai nostri figli e nipoti una nazione migliore e più forte di quella che abbiamo ereditato. Quali che siano le nostre differenze, noi siamo compagni americani. E credetemi, vi prego, quando dico che nessuna associazione ha significato di più per me.

E' naturale [...] questa sera, provare un po' di delusione. Ma domani noi dobbiamo superarla e lavorare assieme per far muovere nuovamente il nostro paese. Abbiamo combattuto [...] quando duramente abbiamo potuto. E anche se ci sentiamo giù, il fallimento è mio, non vostro.

[...] Sono così grato a tutti voi per il grande onore del vostro sostegno, e per tutto quello che avete fatto per me. Avrei voluto che la conclusione fosse stata differente, amici miei. [...] La strada è stata difficile sin dall'inizio, ma il vostro sostegno e la vostra amicizia non è mai venuta meno. Non so esprimere sufficentemente bene quando profondamente io sia indebitato con voi.

Sono particolarmente grato a mia moglie, Cindy, a mio figlio, alla mia cara madre [...] e a tutta la mia famiglia, e a tutti i molti cari e vecchi amici che sono stati al mio fianco attraverso i numerosi alti e bassi di questa lunga campagna. Sono sempre stato un uomo fortunato, e mai così tanto come per l'amore e l'incoraggiamento che mi avete dato. Sapete, le campagne sono spesso più dure per la famiglia di un candidato che per il candidato, e questo ed è stato così in questa campagna. Tutto quello che posso offrire in cambio è il mio amore e la mia gratitudine, e la promessa di molti sereni anni in futuro.

Sono anche [...], ovviamente, molto grato al gov. Sarah Palin, una delle migliori candidate che ho mai visto [...] e una nuova e pesante voce del nostro partito riguardo le riforme e i principi che sono sempre stati la nostra forza più grande... a suo marito, Todd, e ai suoi cinque bellissimi bambini...per la loro instancabile dedizione alla nostra causa, e per il coraggio e la grazia che hanno mostrato nella durezza e nel caos di una campagna elettorale. Possiamo guardare avanti con grande interessa al suo futuro servizio all'Alaska, al partito Repubblicano e al nostro Paese.

A tutti i miei compagni di campagna, da Rick Davis, Steve Schmidt e Mark Salter a ogni ultimo volontario che ha combattuto così duramente e validamente, mese dopo mese, in quella che in alcuni momenti è sembrata la più combattuta campagna elettorale dei tempi moderni, davvero tante grazie. Un'elezione persa non significherà mai, per me, più del privilegio della vostra fede e della vostra amicizia.

Non so [...] cos'altro avremmo potuto fare per cercare di vincere questa elezione. Lascio decidere ad altri. Ogni candidato compie degli errori, e sono sicuro di averne fatto la mia parte. Ma non spenderò un solo momento futuro a rimpiangere quello che sarebbe potuto essere. Questa campagna è stata e rimarrà il grande onore della mia vita, e il mio cuore è pieno solo della gratitudine, per l'esperienza e perchè il popolo americano mi ha ascoltato con imparzialità prima di decidere che il sen. Obama e il mio vecchio amico sen. Joe Biden avrebbero dovuto avere l'onore di guidarci per i prossimi quattro anni.

[...] Non sarei [...] un americano degno di questo nome se rimpiangessi un destina che mi ha concesso lo straordinario privilegio di servire questo Paese per un quarto di secolo. Oggi ero candidato per il più grande incarico nel Paese che amo così tanto. E questa sera, io rimango suo servo. Questa è una benedizione sufficente per chiunque, e io ringrazio il popolo dell'Arizona per questo.

[...]Questa sera [...], più di ogni altra notte, ho nel mio cuore nient'altro che l'amore per questo Paese e per tutti i suoi cittadini, che abbiano sostenuto me o il sen. Obama. Auguro ogni fortuna all'uomo che è stato il mio avversario e che sarà il mio presidente. E Chiedo a ogni americano, come ho fatto spesso in questa campagna, di non disperare per le nostre difficoltà attuali, ma di credere, sempre, nella promessa e nella grandezza americane, perchè nulla qui è inevitabile. Gli americani non mollano mai, noi non ci arrendiamo mai.

Non ci nascondiamo mai dalla Storia, la facciamo.

Grazie a voi, e Dio vi benedica, e benedica l'America. Grazie di cuore a tutti voi.

07/11/08

Ami di distrazione di massa

Ami come quelli a cui tutti abboccano ogni volta, si capisce. Difatti, mentre persino Google News si fa stregare dall'affaire melanina, dedicandogli tutte le prime voci della chiave di ricerca "Berlusconi", il nostro mirabile premier se ne esce con dichiarazioni un po' più interessanti:

- Il pacchetto di misure di aiuto per le famiglie non sara' incluso nella finanziaria al voto la prossima settimana, ma sara' varato piu' tardi. Lo ha confermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine del summit ue straordinario a Bruxelles. (fonte AdnKronos)

- Occorre diffondere serenita', e far capire che le crisi passano. E' il messaggio portato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al summit straordinario Ue a Bruxelles di preparazione al vertice del G20 del 15 novembre a Washington. (fonte AdnKronos)

- Berlusconi ha concluso con una precisazione sui finanziamenti alla scuola privata: "Non mi ero accorto che nella Finanziaria sono stati tolti 134 milioni alla scuola privata cattolica. Ammetto una mia colpa: cercheremo di non togliere i finanziamenti alla scuola cattolica: è una libertà per tutti". (fonte Repubblica)

e Obama, giustamente, evita di chiamarlo non potendo decisamente ottenere granchè da un cialtrone su temi delicati che non poteva non abbozzare, dopo aver incassato le congratulazioni. S'intende, è stato più un "allora ci sentiamo per queste cose, ok?" che una discussione vera e propria, e ci mancherebbe altro a tre giorni dall'elezione, ma sta a significare che Berlusconi e con lui l'Italia tutta non sono tenuti in reale considerazione come interlocutori di un qualche peso. Viene il sospetto, a dire il vero, che Berlusconi abbia anticipato Obama con quella battutaccia un po' per ripicca, sapendo che non sarebbe stato chiamato e volendo farlo passare per permaloso; sicuramente gli è servito a far passare in sordina le ennesime furbate di questo governo in materia economica. Tutto sommato a Berlusconi l'America non è mai interessata più che per farsi bello qui in Italia, e forse questa volta gli è pure servita a qualcosa.

Mentre scrivo sento dal tg in cucina che stasera Obama chiamerà Berlusconi, evidentemente dopo la conferenza stampa che sta per tenere nella quale parlerà perlappunto o perlopiù della crisi economica; non è forse la prova che del parere di MrB, checchè ne dica il nostro primo ministro, non tiene conto? quantomeno il futuro presidente USA si è dimostrato un signore, non ha risposto alle cazzate e ha evitato di infierire su un'opinione internazionale di Berlusconi che è già ridicola di suo, ma sembra chiaro che con il re dei clown non vuole avere nulla a che fare. Ed è un altro punto a suo favore, per quanto mi riguarda.

06/11/08

Libertà di sparare cazzate

"Con Obama alla Casa Bianca, Al Qaeda forse è più contenta" (da PeaceReporter, che riporta anche la traccia audio)

Basta una semplice frase per inquadrare un personaggio, a volte, specie se non ci si può aspettare una grande produzione intellettuale da figuri di tal schiatta; Gasparri è fatto così: un insieme di frasi fuori luogo che tengono assieme un personaggio caratterizzato da poco più che dall'espressione perennemente ebete e un ruolo non ben definito, ma comunque a mezza via tra il paggio e il buffone di corte. Sapere che è stato codirettore di un Giornale (vabbè dai, era il Secolo d'Italia e lui stava nell'MSI) mi fa ben sperare per una mia eventuale carriera nella stampa. In passato è stato addirittura ministro delle telecomunicazioni, che in un governo Berlusconi è un po' tenere caldo il posto per il ministro del governo successivo (qualche malelingua sostiene che non abbia nemmeno scritto la famigerata legge che porta il suo nome, quella che ci sta costando i milioni al giorno per intenderci), oggi si limita a fare quello che gli riesce meglio: niente, ma in molte maniere diverse. Sul suo sito personale potete trovare qualche bella immagine e una rassegna stampa che testimonia come questo ineffabile personaggio vaghi per l'Italia a esprimere opinioni aborracciate su una gran varietà di temi, senza peraltro dare mai l'impressione di dire qualcosa di importante; ad esempio le sue dichiarazioni su Obama dovrebbero come minimo costargli la carriera politica, ma che ci vuoi fare, è Gasparri, ormai non si prende più sul serio nemmeno lui, e viene da lasciar perdere la cosa (fermo restando che spero vivamente perda il posto, o che quantomeno noi si abbia degli eccellenti diplomatici, non Frattini per intenderci, che facciano capire la cosa agli americani).

Nei ritagli di tempo Maurizio "instancabile" Gasparri è anche presidente dell'associazione "Italia Protagonista", che tiene fede al suo nome ridicolo (che personalmente mi ricorda i venditori di cocco sulla spiaggia, o perlomeno da me vendono cocco gridando "Cocco bello! cocco fresco! compra cocco, e sarai protagonista!") amplificando a livello associativo la ridicola attività di Gasparri: il niente di cui sopra. Capita così che in un paio di anni scarsi di attività l'associazione abbia partecipato ad appena 9 eventi (di cui 3 della serie: "Sfida al '68"), accumunati praticamente solo dalla presenza dell'associazione e dalla vena destrorsa e approssimativa che li caratterizzava. Gli obiettivi fumosi dell'associazione sarebbero più o meno l'organizzare una piattaforma di dialogo che raccolga tutti quelli che non si riconoscono nel centrosinistra e qualcos'altro del genere, più realisticamente ne è uscita una versione multipla di Gasparri che un poco fa' paura, ma più che altro pena.

Tra le tante attività di Gasparri, una delle sue preferite è senza dubbio la frequentazione dei numerosi salotti televisivi. Non passa serata che non sia da Vespa, Floris o simili, e se ci pensate è davvero inspiegabile, perchè se della sua acutezza e preparazione abbiamo già detto, della sua fotogenicità si hanno giustamente remore a parlare. Potrebbe fungere da "brutto di confronto", antica tattica venatoria che giovini d'ogni nazione adottano con scarsi risultati, oppure aver qualche inspiegabile ascendente sulle casalinghe di Voghera (che, si sa, tiranneggiano l'audience), sta di fatto che se anche non è tra i politici più amati dagli italiani sicuramente è tra i più conosciuti.Si comprende la sfiducia diffusa che gli stessi italiani hanno verso i politici, ora?

In chiusura, un'ultima e irrinunciabile citazione:

"L'opposizione in democrazia è essenziale. La strumentalizzazione dei bambini dimostra invece la natura criminogena dell'opera di falsificazione in atto. Veltroni e Di Pietro non prendono le distanze dai loro manovali, i cui figli vengono intossicati da cattivi genitori dal cervello bruciato dalla droga e dalle bugie dei capi della sinistra. (citato ne Il Messaggero, 18 ottobre 2008)"

05/11/08

e adesso il Papa nero

Lo so, mi sono già dichiarato scettico su alcuni aspetti dell'obamismo, però sono contento lo stesso della sua elezione e non solo perchè non c'era niente di meglio. Forse non è il presidente perfetto, e forse è poco o niente distante dalle posizioni di un establishment democratico tradizionalmente poco "rivoluzionario", al di là delle parole, ma questo famoso cambiamento potrà avvenire lo stesso. O perlomeno ci spero.

Ci spero perchè se gli americani, da sempre sensibili soprattutto al messaggio lanciato più che al contenuto che ci sta dietro, vogliono così fortemente il cambiamento...

Ci spero perchè se questa volta gli americani votanti (e quindi attenti e interessati in politica) sono davvero così tanti e variegati...

Ci spero perchè se chi ha vinto deve parecchio a un mondo, quello di internet, fatto di informazione libera e incontrollata, grandi mobilitazioni di persone qualunque e velocità di accesso ai dati e di diffusione di idee (anche critiche)...

...ecco, se tutto questo è vero allora forse è la volta buona, e il popolo votante più influente del mondo sarà finalmente chiamato a "darsi una governata", tutto assieme e per davvero, questa volta.

Yes, we can (hope it).

03/11/08

Il conto, prego

Mi hanno insegnato da piccolo che se ti propongono qualcosa gratis, devi telefonare ai carabinieri (Umberto Eco, "Secondo Diario Minimo")

Non sono certo della stessa generazione di Eco tuttavia, forse perchè entrambi apparteniamo a una popolazione (lui la piemontese e io la trentina) tradizionalmente diffidente e con i piedi per terra, anch'io come lui diffido di chi fa grandi promesse senza presentare il conto. Intendiamoci, preferisco Obama a quel pazzoide di McCain (e alla sua impresentabile candidata vicepresindente), del quale temo sia la politica estera che intende fare che più generalmente la condotta politica che, imprevedibile com'è, finirebbe per tenere; però vorrei qualcosa più di un'icona a capo del mondo. Probabilmente qualcuno si aspetta un pezzo lungo e dettagliato sulle elezioni americane, ma per una volta credo che passerò la palla degli esperti ad altri blogger più americofili e mi limiterò a qualche impressione personale.

Non che mi sia tenuto aggiornatissimo come tanti altri, ma tutto quello che ho trovato su obama sfoglicchiando le sue numerose biografie, parabiografe e interviste è un incarnazione più o meno artefatta del sogno americano. Capisco che uno dei problemi dei democratici (e forse della sinistra in generale, in Italia di sicuro) è l'aver perso la capacità di parlare con un elettorato che di fronte a una spiegazione un po' dettagliata si spaventa e "grida all'intellettualoide" o nel migliore dei casi sbadiglia. Capisco anche che costruire un immaginario per i propri elettori è uno dei fondamenti del fare politica. Ma è davvero tutto qui? ci si può ridurre all'immaginario? Ecco, io credo che non si dovrebbe rinunciare del tutto alle spiegazioni e alle dichiarazioni di intenzioni, al massimo semplificarle (è possibile, davvero). Soprattutto nell'era in cui il divario tra gli informati e i malinformati è enorme, poichè da un lato internet permette di informarsi in maniera approfondita e soprattutto incontrollata, dall'altro si va parallelamente diffondendo un culto del disinteresse che ha del pericoloso. Insomma, ci sono due elettorati da soddisfare (e questo, se forse vale più a sinistra, è e sarà sempre maggiore anche a destra), uno dei quali chiede immagini sbrigative ed efficaci e l'altro chiarezza, coerenza e conoscenza dei progetti per cui vota; come conciliare questi due elettorati è forse la grande sfida del secolo appena cominciato, e sinceramente spero di non doverci mai metere le mani.

Il motivo per cui preferisco ancora Obama a McCain, nonostante tutto, è che come ho scritto tempo fa deve fare i conti con un elettorato giovane e informato, oltre al tradizionale elettorato che "prende in eredità" dal partito. Obama è stato anche il candidato di una certa maniera di vivere la Rete, e questo mi fa ben sperare. Mi fa sperare anche che i miei timori sulle sue intenzioni siano già stato fugati da torme di solerti internauti americani, d'altronde. Ad ogni modo prenderò come una buona notizia la sua eventuale elezione, una buona notizia di cui c'è un certo bisogno in questo sporco mondo, ultimamente.

Chiudo con la spiegazione del titolo e dell'ex ergo, spiegazione che è più che altro una mia fantasia ricorrente. In politica, e mi rendo conto che sarebbe una mossa suicida, mi piacerebbe che qualcuno osasse parlare anche dei sacrifici che si dovranno fare, ma non genericamente e dando la colpa a schemi generali, bensì chiarendo che a certi comportamenti corrispondono certe conseguenze. Per rimanere a Obama, mi piacerebbe che dicesse una cosa del tipo: "si, possiamo cambiare il mondo e portarlo in un'epoca di pace, ma per farlo dobbiamo, noi americani, smettere di vivere come stiamo vivendo ormai da decenni. Siete pronti a questo sacrificio? perchè è quello che vi chiederò se mi voterete, ed è quello che si deve fare se davvero si vuole un mondo nuovo". Questo sarebbe sì suicida, ma finalmente chiaro, e se c'è una cosa di cui ha bisogno il mondo di questi tempi è la chiarezza, credo.

28/10/08

fermate la macchina da presa, voglio scendere

Io trovo che il tanto vituperato balletto delle cifre sia interessante di sponda, nonostante tutto. Volete la mia cifra? dico 800mila, e lo faccio confrontando alcune immagini (grazie a Nonnesoabbastanza, che comunque ne stima la metà) e tenendo conto che qualcuno, o perlomeno io l'avrei fatto, può aver partecipato alla manifestazione pur senza sorbirsi il discorsone finale di Veltroni. Voglio dire, ascoltare la tiratona di un segretario che ha indetto una manifestazione quattro mesi prima per farla cascare a un anno esatto di distanza dalla fondazione del Partito Democratico? Qui non è Hollywood, come cantavano i Negrita. In soldoni: l'immaginario non lo si può sempre programmare in anticipo, e le connessioni simboliche (che ci sono sempre, insegna Eco, basta cercarle) sono più efficaci quando non suonano artefatte, fare politica non dovrebbe assomigliare allo scrivere un libro (anche se spesso può essere simile, se si capisce ciò che intendo).

Torniamo alle cifre: perchè 2 milioni e mezzo? 800.000 sono già un'enormità, si può arrotondare al milione per fare scena e si ha comunque già un numero pazzesco, difficile da ritrovare negli scorsi anni (dopo la manifestazione di Cofferati, che a dire il vero pure fu un po' gonfiata). O si sta dando implicitamente credito ai 2 milioni che sparò Berlusconi un anno fa? leggere la cifra "ufficiale" in un ottica di "ce l'abbiamo più lungo di voi" è avvilente, ma in piccola parte almeno potrebbe essere la via giusta. Mi spiego meglio, e riprendo il "filone cinematografico": Veltroni sa di dover dare al proprio "popolo" un immaginario, e sta provando a far vivere i suoi elettori nell'unico che conosce, ovvero quello del cinema americano. Fate due calcoli e vedrete che finora le immagini ricorrenti nei discorsi di Walter sono state le brave persone, quelli che lavorano e non arrivano a fine mese, il grande patto che lega assieme le persone di buona volontà che di fronte alla minaccia dell'ubercattivone si mettono assieme accantonando le proprie divergenze for a Greater Good. Il problema di Veltroni è che questa massa di persone va conquistata, e lui ora come ora non ce l'ha. Certo, c'è il "popolo delle primarie", ma se da un lato si è sfilacciato in un anno di strada dissestata percorsa assieme, dall'altro non è mai stato proprio come Walter lo voleva, forse troppo variegato ed esigente. Forse per questo si sta abbandonando alla vecchia e disgraziata abitudine della sinistra italiana di parlare più col centro che con la sinistra? in fondo i cattolici sono molto più adatti a fare da comparse in un film yankee.

Da mesi uno dei chiodi fissi di Veltroni è la dimensione del suo partito, perchè non basta dimostrare di rappresentare una parte notevole del paese nonostante tutte le cazzate fatte e dette: quando si tratta di far scattare l'ora della riscossa si tratta di essere in più e più cazzuti del nemico. Per questo se ne esce con le frasi tipo "il più grande partito riformista", "il partito che vuole unificare l'Italia" e con le sparate dei 2 milioni e mezzo, lui non vuole un partito d'opposizione o di governo, vuole sconfiggere le forze del Male (e poi da dell'antiberlusconiano a DiPietro). Vagli a spiegare che, per quanto potrebbe sembrare il contrario, le forze del Male hanno altro da fare che stare appresso all'Italia. Poi quando vai a vedere quello che dice ti stupisci che non faccia proposte, ma è chiaro che non fa proposte, gli imperi del male si sconfiggono forse con le proposte? no, qui ci vorrebbero un po' di effetti speciali, qualche astronave e un finale romantico, altro che proposte.

Insomma, nel discorso politico costruire un immaginario è essenziale, ma l'azione politica non si può limitare a questo, altrimenti viene banalmente fuori sulla distanza la vacuità delle belle parole. Ammesso e non concesso che i possibili elettori del Pd vogliano sentirsi le "brave persone che lavorano", si può andare oltre l'autocompiacimento? ci si può distinguere per le battaglie e gli ideali che si portano avanti? ecco, se purtroppo questa tendenza a sostituire i programmi politici con sceneggiature banali potrebbe essere più generale che italiana, e sicuramente è quello che fa Forza Italia da 15 anni (ma non è una buona idea andar dietro a loro), è dovere morale di elettori cercare di cambiare rotta. Anche se toccasse cambiare segretario.

27/10/08

Perchè, tutto sommato, potremmo ancora dirci piddini

Stamattina stavo scrivendo un pezzo sulla manifestazione di sabato (uscirà domani, credo), quando mi sono reso conto che ormai la mia posizione nei confronti del Partito Democratico si sta cristallizzando verso un rifiuto più o meno marcato. Magari qualcuno di voi sarebbe contento di risolvere una lunga diatriba interiore con una posizione netta, a me invece una situazione del genere turba, soprattutto perchè dopo aver lasciato dietro di sè anche il partito democratico non rimane molto (oltre all'espatrio, intendo) nel panorama politico italiano.

I comunisti, a mio parere, sono andati del tutto: già il fatto che Ferrero abbia fatto tanto per diventare segretario, aggregando a sè tutti i groppuscoli che si opponevano come lui a Vendola, non mi aiuta a vederlo come un dirigente interessato più alle lotte che al potere; se poi mi capita di ripensare a Diliberto, Rizzo o il recentemente tornato in auge (anche se solo come consulente) Bertinotti, mi rendo conto che l'occasione di rinnovarsi arrivata con la batosta elettorale non è stata, non è e non sarà mai colta. Il futuro nel quale si può sperare, per loro, non è certo quello prossimo.

L'Italia dei valori ha fatto quello che col mio voto le avevo chiesto di fare, si può dire, ma per quanto mi riguarda il mandato vorrebbe finire qui (non escludo di rivotarli in futuro, ma spero di no). Non sarà certo dal gruppo di DiPietro che arriverà il futuro migliore per l'Italia, il suo compito era ed è, per quanto mi riguarda, vigilare acchè la situazione non peggiori e possibilmente migliori nei nodi crociali che possono vanificare ogni spinta innovativa: giustizia,informazione, meccanismi elettorali. Li ho votati perchè temevo, a ragione credo, che Veltroni non avrebbe avuto la stessa determinazione nell'opporsi a una destra che su questi tre temi ha fatto i più grandi sfaceli, e ancora non è sazia. Li ho votati per questi motivi, ma le chiavi del mio futuro le vorrei affidare a qualcun'altro.

E quindi? se resta solo Veltroni, ci dobbiamo affidare a Veltroni? proprio qui sta il punto cruciale: se si tratta di mettersi dalla parte di questo segretario finchè morte non ci separi allora non ci siamo, e la scelta è tra Spagna, Inghilterra o Germania. Se però...

...se però il partito democratico fosse l'unico che per qualche strana contingenza è ancora dotato della capacità di cambiare? se per caso la venerazione veltroniana per Obama avesse prodotto, di sponda, un partito che in una qualche maniera (più teorica che pratica per ora) ha una vocazione partecipativa? se ci si fossero infilate, malgrado le intenzioni dell'establishment di cambiare tutto perchè niente cambiasse, persone con voglia di modificare le facce e i modi della politica? ecco, tutto questo è successo, credo (o forse spero). Mi è capitato di sentire da esponenti locali fidati (come TheNib) notizie rassicuranti sulla capacità locale di proporre persone e idee nuove, forse il problema è solo nazionale? in tal caso potrebbe essere una questione di tempo, ma tanto vale accelerare il processo.

Per questo, se il partito democratico è davvero l'unica grande partito con un residuo di democrazia interna rimasto in Italia, vale la pena cercare di non staccare quest'ultima spina. Rileggendoli, mi sono reso conto che i miei primi pezzi sul Pd denotavano un misto di curiosità e voglia di sperare, che man mano sparivano per lasciar posto a diffidenza, poi rabbia e infine rassegnazione. Prima di arrivare alla fase "vecchietto acido e brontolone" vorrei invertire la rotta e stabilizzarmi su una vigile e apprensiva attenzione per un partito che non abbiamo ancora perso del tutto.

Come fare? per ora ho trovato dei compagni di viaggio: la Fondazione Daje, che forse è nata un po' per celia, ma sta diventando qualcosa di più strutturato senza perdere, ed è importante, la voglia di scherzare. Seguite il mio esempio e vedrete che qualcosa, ancora, si può fare.