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26/07/08

A Midsummer's Nightmare (reprise)

(continua da qui)

“Aaaaaarg!”
"Silvio, che succede?"
"Un incubo, un incubo..."
"Hai sognato di nuovo quella storia di Dell'Utri che.."
"No, no, peggio...è per via dell'immunità...prima Napolitano che rapina le banche e mi uccide, poi Fini che mi uccide, poi Schifani che..che.."
"che ti uccide?"
"già..."
"Ma Silvio, ti hanno già ucciso un anno fa, non ricordi?"
"Che dici Veronica?"
"Non sono Veronica, sono Satana"
"Ti immaginavo diverso"
"Il male ha mille forme"
"Già..ehi, aspetta, Satana? quindi io sono all'Inferno?"
"Esatto, e ora se vogliamo continuare..."
"Continuare?"
"Continuare, mi stavi facendo un pomp.."
“Aaaaaarg!”

***

“Aaaaaarg!”
"Renato! stai bene?"
"Si cara, si..è stato solo un incubo...devo aver mangiato pesante"
"Devi starci attento a queste cose, non sei immune anche dai malanni fisici lo sai?"
"ehehe si si, ci stiamo lavorando però"
"eheheh"
"Mi sa che mi faccio un caffè e mi metto a lavorare, è quasi mattino"
"come vuoi, io mi rimetto a dormire.."
Sciabattando per le stanze della sua reggia, il presidente del Senato arriva in cucina e fa per preparare la moka quando scopre che dal lavandino non esce acqua. Stupito, torna in camera da letto.
"Cara..."
"hmmm, che c'è amore? non dovevi metterti a lavorare?"
"Si ma lo sai che senza caffè non parto"
"hmm hai provato ad aprire l'acqua e non va?"
"Esatto.."
"E ti sei dimenticato che l'acqua l'ha comprata Berlusconi dopo averla privatizzata"
"Come?"
"Già, e sai com'è fatto quello, a forza di tangenti ha comprato tutto e ora specula vendendo un sacco di acqua in bottiglia"
"Acqua in bottiglia? e nessuno gli dice niente?"
"E che gli vuoi dire? è immune...dai che domani mattina mandiamo la filippina a comprare qualche cassa al Silviomercato"
"Silviomercato?"
"Già..praticamente ora ha il monopolio su tutto e si è fatto un po' prendere la mano...lo conosci, è un ragazzino in fondo"
“Aaaaaarg!”

***

“Aaaaaarg!”
"Gianfranco, che hai?"
"Niente niente, un brutto sogno..."
"Su, rilassati che domani partiamo per la crociera, devi essere riposato"
"Già..."
"Anche perchè c'è un sacco di lavoro da fare questa volta"
"Lavoro?"
"Lavoro, ti sei scordato che dobbiamo portare fuori dall'Italia quelle tre valige di denaro?"
"Valige di denaro?"
"cos'hai sognato, di diventare un pappagallo? le valige di denaro! o vorresti pagare le tasse su quello che guadagni? guarda che a quello non siete ancora immuni, eheheh"
"Ma io sono sempre stato onesto.."
"Eh, ora fai il bravo samaritano, ma fino ad adesso di sei sempre approfittato della tua situazione"
"Scusa, per curiosità...che ho fatto finora?"
"A parte i soldi? allora, hai mandato all'ospedale quattro figli dei fiori, hai commesso almeno tredici apologie del fascismo, più guida in stato di ebrezza e minacce di morte a Bossi"
"Ah.."
"Eh, l'occasione fa l'uomo ladro, no?"
"Così pare..."
"Ah, dimenticavo..."
"Oddio, cosa c'è ancora?"
"Per via di una scommessa con Storace hai stuprato la Mussolini"
“Aaaaaarg!”

(chi continua?)

22/07/08

Trash Hotel

Una ridente località costiera italiana a fine Luglio '08; mentre i turisti passeggiano per le strade impeccabili tra lo stuolo di faccendieri che con loro sbarca il lunario, un personaggio misterioso risponde al telefono.

"Pronto!"
"pronto carissimo...allora, com'è la situazione laggiù? ce la porto Mariangela a fare qualche bagno?"
"ehh, dottò, accà ci sta ancora da aspettare nu poco..."
"ma come! ho visto al telegiornale che è tutto pulito, lindo, impeccabile!"
"ehhh"
"e il presidente! il presidente ha detto che l'emergenza spazzatura è passata!"
"vabbuò, in un certo senso l'emergenza è passata..dicimmo accussì"
"cosa intendi?"
"nel senso che sono ripresi gli affari, s'intende, quell'emergenza è passata"
"gli affari?"
"eh, gli affari...con tutto il rumore che si era fatto intorno alla faccenda non si riusciva più a lavorare, si rischiava di perdere la stagione, dottò!"
"la stagione?"
"la stagione! e invece con le vie del centro vuote e le chiacchiere in mondovisione del presidente stanno tornando i turisti"
"ma non ho capito, cosa c'è che non va ancora? perchè non posso venirci con la bimba?"
"perchè la munnezza non l'hanno mica levata, non avete ancora capito come funzionano queste cose?"
"perdonami..sono un po' confuso"
"mo' vi spiego...facciamo che tenete un hotel"
"un hotel?"
"è un esempio dottò, facciamo che tenete un hotel e un amico vostro vi chiede di tenergli certa roba.."
"roba?"
"roba, avete capito...ecco, l'amico vostro, che è un amico vero, vi paga pure...e vi da sempre più roba e sempre più soldi, finchè non dovete riempire le stanze dell'albergo.."
"ma così non posso affittarle ai clienti!"
"ma a un amico non si possono mica rifiutare certi favori, capite?"
"uh, credo di si.."
"ecco...e ora immaginate di aver quasi riempito tutte le stanze e che manchi poco a dover usare la hall...clienti ormai nun ce ne stanno chiù, ma si tira avanti coi soldi dell'amico, quindi alla fine ve la passereste bene..."
"hmm"
"...qualche lamentela dai vicini, ma ci stavano pure prima coi clienti chiassosi..."
"e poi che succede?"
"succede che cominciano a girare i poliziotti davanti all'hotel, compare gente strana a fare domande...insomma, anche l'amico capisce che è il caso di sistemare la faccenda...voi che fareste?"
"non so...mi sbarazzerei della roba?"
"ehh, la fate facile dottò, non è che si può muovere tutta quella roba così...vi spiego cosa dovreste fare"
"dimmi"
"nel caso capitasse, s'intende"
"s'intende"
"allora, per prima cosa vi dovreste assicurare l'appoggio del capo della polizia"
"ma.."
"non mi fate dire cose al telefono, e poi le mie sono solo supposizioni, sono un povero cristo io, no?"
"si si, scusa"
"ecco, dicevo...per prima cosa vi dovreste mettere daccordo con..con chi comanda, che conviene avere qualche appoggio più in alto della polizia"
"perchè?"
"perchè più in alto si va e più è facile trovare qualcuno a cui interessi un affare..."
"capisco"
"ecco, poi dovreste cominciare a far sparire la roba dalle stanze più spaziose e belle, e in fretta. Prima si chiude la questione prima la gente smette di curiosare"
"e poi?"
"e poi si dichiara che si, c'era qualcosa che non andava, in quell'hotel girava un po' di roba, ma all'insaputa dal proprietario...e comunque è stato ripulito e ora è pronto a accogliervi, venite numerosi! e questo lo dovreste far annunciare dagli agganci in alto, così ha più visibilità"
"ma si presterebbero?"
"eccome! chilla è gente sempre pronta a prendersi qualche merito...ad ogni modo in questa maniera si può tenere la roba e i clienti assieme, e tutti sono felici"
"si...ma scusa, mi sono perso...e la spazzatura?"
"eh, se volevate capire avevate già capito...vabbuò, ve lo dico chiaro: la munnezza ancora qua sta"
"ma.."
"solo che abbiamo ripulito bene bene le vie principali"
"ma come mai nessuno se ne accorge?"
"fondali di cartapesta"
"cosa?"
"fondali di cartapesta, abbiamo messo qualche mucchio di spazzatura finta nelle vie principali come attrazione turistica, i turisti ne vanno matti, ci fanno pure le foto e si portano via i sacchetti"
"non capisco.."
"così se si imbattono in qualche mucchio vero nelle viuzze secondarie lo spacciano per falso"
"e l'odore?"
"lo sapete che fama abbiamo noi napoletani, se gli diciamo che abbiamo ricostruito l'odore della spazzatura per fare una cosa più realistica ci credono"
"Ciro.."
"Mi dica dottò"
"la vostra fama...ve la meritate tutta"
"grazie dottò"

10/07/08

Riformisti coi baffi

"Le riforme ci vogliono, le riforme!"

Io non avevo voglia di discutere stamattina, con un esame da preparare e il caro vecchio sonno arretrato a pulsare dietro le tempie, ma guarda te se in fila alla macchinetta del caffè uno deve sentirsi i comizi.

"Perchè la gente si aspetta quelle, le abbiamo promesse e ora non ci possiamo tirare indietro solo perchè Berlusoconi si sistema un paio di processi, questa è una legislatura costituente!"
"Ma non si dovrebbero giudicare alla fine, le legislature?"

Boccaccia mia che non sa stare zitta.

"Come, prego?"
"Voglio dire, se non c'è l'opportunità di fare riforme serie forse è il caso di, chessò, preparare il terreno mentre si combatte per evitare che Lui sfasci tutto?"
"Questo è un discorso da disfattista, la Storia recente insegna come si possa dialogare anche con Berlusconi, non serve a niente demonizzarlo, se non a perdere"
"Guardi, lo so che quello furbo tra noi due è lei, ma la storia recente è la bicamerale e..."
"Appunto, il grande esperimento della bicamerale, finito male per quei quattro disfattisti come lei che non capivano la necessità di fare qualche concessione a Berlusconi"
"..."
"E poi mi scusi, ma cosa vuol dire riforme serie? c'è forse un riformismo giusto e un riformismo sbagliato? questo modo di pensare è antico, appartiene a un passato che disconosciamo"
"Si, vabbè, ma non è che si possono avvallare riforme che.."
"E poi si deve tenere conto della volontà degli italiani, che hanno scelto Berlusconi come interlocutore, lei vuole per caso delegittimare la volontà popolare?"
"Chi, io? no no, figurarsi, ma credo che il popolo abbia diritto a un'informazione migliore prima di.."
"Oh, questa storia dell'informazione, diciamoci la verità: se hanno votato Berlusconi è perchè sapevano benissimo a cosa andavano incontro, e sta a noi tenerne conto e agire di conseguenza"
"E il conflitto di interessi?"
"Quello è un falso problema, non a caso noi come Grande Partito Riformista non abbiamo mai fatto niente in proposito. Cos'è, non si fida di noi?"
"Beh.."
"Senta, lo vuole un consiglio? lei si rimetta a studiare e lasci fare a noi che facciamo questo lavoro da un sacco di tempo e sappiamo come si risolvono queste situazioni."
"Sicuro?"
"Sicuro, sicuro, anzi guardi, le pago pure il caffè perchè mi sta simpatico, arrivederci!"
"Arrivederci, arrivederci...ma quand'è che se ne va per sempre?"
"Come, prego? non ho sentito.."
"Niente, niente, arrivederci e buona fortuna!"
"A lei"

Bah, almeno ci ho guadagnato un caffè, anche se il mal di testa è peggiorato. Lui e i suoi dannati baffetti, mi sa che per oggi lascio stare la politica e mi riposo un poco.

09/06/08

A ritrovar le stelle: le ragioni di un viaggio

Voglio provare a postare qualche racconto ogni tanto, nella forma di un "romanzo" a puntate. Questa è solo l'introduzione; ogni tanto, se vi piacerà, aggiungerò un pezzo nuovo. Nonostante tutto avrà a che fare coi temi di questo blog, vedrete.


Era una tranquilla serata al catrame nella grande città capitale, fremente di vite piatte e insetti agonizzanti frementi anch'essi sui neon multicolori dei multisala. Una vita sprecata, recitava la locandina del film, “soldi sprecati” commentò Pac Lomoro, rivolto più che altro a sé stesso anche perchè la scelta di interlocutori non era più vasta. Non si parlava più nella grande città capitale, o meglio, non è che la gente non dicesse niente ma nessuno ascoltava più, e così se ne andava metà del lavoro. “Non è sempre stato così” si consolò Pac sottovoce, e in effetti in un tempo nemmeno troppo lontano (non era vecchio da abbastanza da ricordarsi le mezze stagioni) aveva vissuto in un posto diverso, che però era lo stesso. Tempo addietro, poco o tanto dipende dal metro che usate, Pac viveva in un'altra casa: una spaziosa cascina immersa in una placida campagna puntellata di abitazioni simili numerose quanto i denti nella bocca di un bicentenario, popolate da uno sparuto gruppo di ominidi e da una maggioranza di ovini. Era bella quella cascina, ed era esattamente dove si trovava ora il grattacielo nel quale Pac ritagliava ora i propri esigui spazi domestici. Non si era spostato in città, era la città che si era spostata fino a lui estendendo tentacolo dopo tentacolo la propria grigia presa sul territorio circostante.

Tornando a casa in metropolitana Pac aveva sempre molto tempo per ricordare poiché, pur se la grande città capitale era immensa, i luoghi di svago erano molto pochi e tutti distanti dalle periferie (Pac si trovava nel quarto anello periferico, e ormai si era arrivati al sedicesimo da tanto la città si era espansa velocemente), così che per andare al cinema si doveva stare almeno un ora in metropolitana, prezzo che solo pochi nostalgici di un epoca senza televisione 2.0 erano disposti a pagare. Aveva molto tempo per ricordare, ma ormai erano molti anni che vi aveva rinunciato per via di un banale calcolo di convenienza: a che pro se non si può tornare indietro? Pac non era una di quelle persone che dai ricordi traggono forza o sorrisi, Pac dai ricordi otteneva solo rimpianti. Ed è così che finì per chiudersi in un presente apatico, imponendosi per puro spirito di sopravvivenza un'inerzia sociale, costringendosi a uscire di casa perchè il viaggio, almeno quello, rimane l'ultima terapia per chi ha perso il passato e non crede nel futuro scritto sui binari che sta percorrendo.

Oltre a questo, Pac aveva un segreto. Sapeva che scoprire qualcosa di antico può lenire la ferita profonda dalla quale drena la speranza di un uomo, e per questo si era tenuto in tutti questi anni una riserva, qualcosa che potesse riscoprire dopo anni di astinenza forzata. Saggio al limite della follia, Pac aveva tenuto da parte le stelle. Non che fosse difficile: se da ragazzo gli bastava uscire di casa per trovarsi a due passi dal cielo ora la strada da fare per uscire in campagna era molta di più, ammesso che esistesse ancora qualche spazio aperto tra le città. In alternativa c'era una lunga sosta in ascensore per raggiungere il piano più alto del palazzo, decine di ingombranti metri più in alto della strada; la sera che Pac decise di dare fondo ai suoi risparmi di nostalgia fu questa la scelta che fece, gustandosi ogni secondo della lunga attesa chiuso in un confortevole utero di acciaio spinto verso un parto al contrario, preludio a un ringiovanimento graduale (pur se temporaneo) invece che al consueto morire un poco al giorno. Potete immaginare lo sconforto quando scoprì che le stelle erano scomparse, sparite, probabilmente rubate.

Il cielo era un telo nero sbiadito drappeggiato sopra la città pulsante di luci, luci alle quali le stelle sembravano essersi arrese da tempo poiché nemmeno una resisteva quella sera a testardo argine contro la barbara invasione umana, partita dalla terra milioni di anni fa e giunta finalmente al cielo. Nemmeno una stella su quel telo nero, nemmeno una lacrima sul viso di Pac che nel preciso istante in cui lo vide superò il limite tra saggezza e follia, non si sa bene in che direzione.

E decise di partire.

Trovò un'astronave (non fu difficile), scelse cosa portare (il grosso del lavoro quando si parte) e cominciò a viaggiare nello spazio.

Nello spazio, a ritrovar le stelle.

(...continua)