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04/05/09

Consegnare l'Italia e non pensarcì più

Enrico Letta è uscito alla scoperta:"Se il premier confermerà che non vuole cambiare la legge elettorale dopo un'eventuale vittoria del sì, allora dovremo rivedere la nostra posizione" (Ansa)

l'Idv conferma con Leoluca Orlando la sua linea:"é un grimaldello contro il 'porcellum' che è una pessima legge elettorale. (
Ansa)

Del referendum ho scritto approfonditamente, quindi chi ha trovato la voglia di leggere quel lunghissimo pezzo sa già perchè le due frasi riportate qua sopra sono indice al massimo di ingenuità e scarsa attenzione. Riassumo: questo referendum porterebbe il Pdl (o il PD, quando, tra una decina d'anni, acquisterà forse la credibilità necessaria) ad avere virtualmente la possibilità di correre da solo alle elezioni e prendersi il premio di maggioranza senza bisogno di alleanze, lasciandosi alle spalle anche le minime interferenze leghiste per la prossima legislatura. L'idea dell'Idv (e forse del PD, che però potrebbe anche voler fare il doppio gioco e far entrare l'Italia in un'ottica bipartitica per accrescere il proprio potere, d'altra parte già dalla scelta del nome ha cominciato a pensare all'americana) è che questo referendum potrebbe essere anche intepretato come generica volontà di cambiamento della legge elettorale da parte degli italiani, e quindi portare a una discussione che coinvolga tutti i partiti. Peccato che il Pdl avrebbe tutta la legittimità a limitarsi ad accogliere il referendum, ed è quello che dichiara oggi Cicchitto, e chi potrebbe fermarlo? la Lega minacciando la crisi di governo? è esattamente quello che Berlusconi vorrebbe, nuove elezioni da sfruttare al volo per capitalizzare la nuova legge che gli è stata regalata.

Quindi? duole dirlo, ma questa volta va seguita la Lega e scritta una legge elettorale, possibilmente decente, prima del 21 Giugno. Oppure potremmo lasciar perdere tutto, consegnare l'Italia al papi e metterci il cuore in pace, fate voi, io comincio a sentirmi stanco di tutto questo. La posizione del partito democratico non mi sorprende, anche se mi stupisce la cronica mancanza di sincerità nei confronti dei suoi elettori, e l'ennesima occasione persa per rendersi conto di cosa questi veramente vogliono (tradotto: fate un po' la conta di chi, oggi e in Italia, vuole davvero il bipartitismo), ma l'unica giustificazione dell'Italia dei valori per agire in questa maniera l'ingenuità, o l'ignoranza, e questo contribuisce a rendere il quadro politico ancora meno confortante.

E la morale? il messaggio di speranza? la soluzione? magari un'altra volta, quando mi passerà il mal di testa

23/02/09

Migliori a parole

Se non riuscite a leggere l'articolo lo trovate dove l'ho preso, ovvero su Wittgenstein, e vi consiglio di spendere questi due minuti, anche perchè l'Unità (con buona pace di tutti gli estimatori, tra i quali potrei mettermi pure io peraltro, della nuova direttrice DeGregorio) è per molti versi uno specchio fedele della maniera in cui il partito democratico vede sè stesso. E se scoprire che il partito democratico ha questa visione della storia non stupisce, non smette nemmeno di far pensare.

Ma non è nemmeno tanto il fatto che venga presentato il 94 come anno in cui "una nuova generazione ha preso il potere", che fa un po' ridere ma è anche comprensibile nell'ottica di un processo di mitopoiesi che ogni partito (ma non solo) ha bisogno di affrontare specialmente nei momenti difficili, nè l'idea che Veltroni e D'Alema fossero il meglio che il partito poteva offrire all'epoca, e il presentare il loro duello come inevitabile (forse è anche vero). Quello che fa veramente inorridire è questa parte che vale la pena rileggere:

[Veltroni e D'alema, ndp] Sono stati davvero i migliori, e tutto sommato credo che lo siano ancora. Ma, prima l'uno e poi l'altro, hanno commesso una enorme quantità di errori. Nel 2009, lo stato delle cose è quello che abbiamo tutti davanti agli occhi. Questa generazione politica lotterà strenuamente per non ammetterlo, ma oggi, quindici anni dopo, a giudicare i fatti, bisogna concludere che una generazione politica intera ha fallito.

Nel mio mondo ideale, e ditemi se il vostro è diverso, le teorie, i progetti e soprattutto le persone devono superare la prova dei fatti. Due politici che (peraltro in un quindicennio di attività) commettono "una enorme quantità di errori" non sono i migliori, a meno di non pensare che sia impossibile trovarsi in quelle posizioni e agire correttamente (e non sono così pessimista), sono invece pessimi politici che malauguratamente non si è riusciti a sostituire, e pensare che non vi fosse nessuna resistenza ad un turn-over basato sul merito è prendere in giro la propria intelligenza. Quello che è successo è che nel 1994 una classe politica frastornata ha subito qualche innesto, ma sempre pescando tra i pupilli allevati da decenni: gente plasmata a propria immagine e somiglianza e quindi inevitabilmente già vecchia e inadatta. Non si è trattato di prendere i migliori, si è trattato invece di prendere chi aveva staccato il numerino prima (o si era accodato alla fila più veloce del supermercato, per intenderci).

Quando poi Piccolo aggiunge, giustamente, che "una generazione politica intera ha fallito" dovrebbe aggiungere tetro che sarebbe ora che tutti quelli invischiati nel fallimento se ne andassero a far confusione da un'altra parte, e invece sostiene che non ci sia un ricambio pronto in panchina. Ecco, forse su questo ha una parziale ragione, ma è solo un motivo in più per cacciare a pedate chi non ha dimostrato di pensare al futuro del partito invece che al proprio, e sperare nel colpo di fortuna con qualche persona nuova. Franceschini fa ridere, nei brevi intervalli tra una crisi di pianto e l'altra, perchè non si conclude il ragionamento e si dice chiaramente che è tutto da rifare? che non è nemmeno questione di prendere voti alle europee, si tratta prima di tutto di avere qualcosa da votare, un partito magari e non una lista di nomi.

16/12/08

Elezioni e lezioni elettorali

Credo di aver creato un bisticcio nel titolo (grazie wiki che, aiutandomi a controllare, mi fai rispolverare un po' di lingua italiana), ed è anche appropriato ai tempi che corrono, credo, anche se mi sono reso conto che questi tempi corrono sempre, e nessuno sta cercando non dico di fermarli ma perlomeno di fargli fare un po' di panchina. Vi sarete resi conto (o almeno lo spero) che questo mese sto scrivendo poco; senza tediarvi troppo con le mie vicende sono stato banalmente lontano dal pc (si fa per dire, diciamo lontano dal blog) per via di un grosso esame dato di recente, e tra le altre cose mi sono anche perso un po' di come andava il mondo. Non che mi aspettassi grandi cambiamenti, ma qui sembra essere sempre allo stesso punto e quindi tanto vale fare un po' di ripasso.

Vi ricordate qualche mese fa che ci sono state le elezioni provinciali a Trento? ha vinto Lorenzo Dellai, quella specie di orsacchiotto dall'aria confusa che non solo si conferma ma credo faccia pure qualche record oramai, Intendiamoci, globalmente sembra aver amministrato bene in questi anni (difatti l'ho votato), ma più che altro è, ed è sempre stato, molto furbo; e non è un caso se nel recente scandalo della "magnadora" riguardante appalti e tangenti nessuno è riuscito a coinvolgerlo (ma sapeva? chissà, potrebbe anche aver semplicemente nascosto bene le sue tracce). All'epoca ci fu chi, a Roma, cominciò a spingere per prendere esempio dalla coalizione dell'orso trentino, ovviamente senza capire niente della sua costituzione (come al tempo della Margherita, che in teoria prese esempio dalla Civica Margherita e ovviamente da allora ha fallito praticamente in ogni occasione). Bene, oggi qualcuno comincia già, dopo la sconfitta alle elezioni in Abruzzo, a riprendere le fila di quel discorso e sostenere che si debba puntare al centro per vincere.

Ora, il motivo per cui in Trentino Dellai ha sbaragliato gli avversari accentuando la componente di centro del proprio schieramento (curioso che, per una questione burocratica, l'Udc non abbia corso alle elezioni: di fatto c'era una lista di centro assieme al Pd, all'Idv e alle altre liste minori, ma non l'Udc) è che il Trentino ha una lunga storia elettorale che va in questa direzione. Stupirà qualcuno, ma la maggiorparte di quelli che votavano Dc qualche anno fa sono ancora vivi e in possesso di tessera elettorale, e questo conta molto, oltre che genitori dei nuovi elettori di oggi, e questo conta ancora di più; non che sia un bunker del bigottismo, ma qui il centro vince per ragioni sia di tradizione politica che più strettamente economiche. Per fare un esempio, un mio amico una volta mi stimò che 2/3 degli immobili nell'area urbana di Trento fossero di proprietà della curia, e tanto per farne un altro quando ho deciso di sbattezzarmi mio padre mi ha seriamente chiesto di pensarci bene, non per questioni ideologiche, ma per non rischiare di rimanere disoccupato. Non vorrei dare un'impressione eccessivamente caricata del ruolo che ha la chiesa (più locale che vaticana, comunque) nella vita della regione, ma sicuramente questo esiste e pesa molto specialmente nelle scelte politiche. Capite ora perchè Dellai, che peraltro esce dal partito popolare, vince con una coalizione del genere? è lo stesso motivo per cui non mi sono fatto troppe remore a votarlo (più a sinistra di così, per ora, è praticamente impossibile). Tanto per mettere un'altra carta sul tavolo, l'astensione è stata moderatamente contenuta (ha votato il 73,13% degli aventi diritto), mentre in Abruzzo ha quasi raggiunto il 50%.

E veniamo all'Abruzzo, dove il centrodestra ha vinto 49 a 42 sui presidenti e 47 a 43 sulle liste, liste composte per il centrodestra da Pdl più partiti locali e MpA e per il centrosinistra praticamente da tutti quelli che ci potevano entrare (compresi comunisti di vario tipo e socialisti). Non si può dimenticare, ovviamente, che queste elezioni sono state indette per via di uno dei più grossi scandali politico-economici degli ultimi tempi e che il governatore dimessosi per via delle gravi accuse, che peraltro ora cerca di mendicare un posto per le europee, è un ex-socialista interno al Partito Democratico. Era comprensibile che venissero perse, e probabilmente se non fosse stato per l'exploit dell'Italia dei valori (anch'esso prevedibile, dato che proprio sulla cosiddetta questione morale insiste spesso) la debacle sarebbe stata epocale. Qualcuno era convinto davvero che gli elettori in Abruzzo pensassero ai grandi temi? se l'Udc ha preso solo il 5% e l'Idv il 15% è proprio perchè, come dimostra la massiccia astensione, è stato proprio l'intreccio pericoloso tra politica e affari ad aver guidato il voto di questi giorni (intreccio che tradizionalmente interessa poco a una fetta dell'elettorato di centrodestra, altrimenti Chiodi non avrebbe avuto vita così facile). Per questi motivi è ridicolo pensare che tutta questa vicenda possa insegnare qualcosa alla segreteria nazionale del partito, tantomeno suggerire un'alleanza nazionale con l'Udc.

Non si tratta però solo, banalmente, di far notare che i risultati regionali hanno un significato spesso non semplicemente traducibile a livello nazionale, o che ogni elezione abbia anche delle condizioni al contorno che non si possono ignorare in fase interpretativa, poichè volendo pensarci bene qualcosa esce da queste due elezioni. Facendo un ragionamento più ampio è purtroppo inevitabile rendersi conto di una diffusa cultura "centrista", che volendo si può anche chiamare cattolica. Fin quando si fa opposizione si può anche evitare di dialogarci, ma il partito democratico si è dato un'altra missione, pare, e quindi qualcosa si dovrà pur fare. Il punto vitale è però che non si può rinnegare ad essa una storia politica pluridecennale fatta di una sinistra che lotta soprattutto per i diritti civili, le libertà per tutti e la dignità di ogni lavoratore, una sinistra sempre e comunque contro ogni tipo di mafia, una sinistra che individua nel bigottismo di parte della società italiana uno dei maggiori freni a un paese fermo, per tanti versi, dal 1948.

Per questo si può costruire una parte "cristiana" all'interno del Partito Democratico, ma che sia 1) all'interno e non in partiti peraltro dalla dubbia etica come l'Udc 2) affidata a cattolici sinceramente progressisti, magari in contrasto totale o parziale con una Chiesa Cattolica sempre più reazionaria, capaci di parlare ai "cristiani di sinistra" (ce ne sono tanti) 3) abbastanza matura da riconoscere che permettere certe libertà non svilisce chi rinuncia ad esse.

Per quanto riguarda la questione morale ho già scritto tempo fa, ad ogni modo è il secondo evidente campanello d'allarme che queste elezioni lanciano. Ma per una volta sembra esserci arrivato anche Walter.

04/12/08

Distrai et impera

Allora, a quanto pare sono (siamo, dai) cascato di nuovo nella ormai abusata Strategia della Distrazione, dico abusata perchè sta sconfinando dove non te l'aspetti, e forse è il caso, più che spenderci due paroline teoriche, fare qualche segnalazione. In fondo c'è poco da spiegare sul funzionamento di questa pratica, banale in sè e parzialmente innovativa solo per le dimensioni che ha raggiunto la sua applicazione, per questo vale la pena di rendere conto della sua estensione.

PDL

La notizia davvero preoccupante è ovviamente il taglio agli incentivi per l'efficenza energetica, che fortunatamente ha visto un parziale dietrofront (e forse è stato grazie a quei pochi che hanno fatto girare la notizia, che ringrazio), quantomeno sul versante della retroattività. Per coprirla ci sono state svariate dichiarazioni di Berlusconi (sul "regolamento di internet", sui giornalisti e la televisione...) e tutta la querelle Sky, che, complice (inconsapevole, spero) il Partito Democratico, ha fatto passare quest'ultimo decreto come il decreto che abolisce i privilegi che la sinistra ha disseminato. Ma tutto questo è quasi banale da dire, da tanto sono ormai esperti i berluscones in questa pratica.

PD

Qui la questione è un po' più sottile, e non sono sicuro si sia già notata la somiglianza (se non proprio la sostanza comune) con la tecnica in auge da anni ormai nel partito di Berlusconi. Non è un caso, inoltre, che questa tendenza si intensifichi ora che Veltroni sembra deciso a dotarsi anch'egli delle armi (quantomeno per quanto riguarda la politica di gestione del partito) del principale esponente dello schieramento a lui avverso. Il grande problema del Partito Democratico, ormai da tempo immemorabile, è la mancanza di una direzione politica precisa. Messa così sembra meno importante dei famosi problemi del paese, e ha buon gioco chi sostiene che ora ci si deve impegnare per adeguare salari e pensioni, e uscire dalla crisi, tuttavia un partito che non sappia dove andare non può muoversi di molto, e sarà rallentato nella sua azione da continue questioni irrilevanti. Per essere più chiaro: non sto dicendo che si deve innanzitutto decidere, ad esempio, la collocazione europea del partito, ma che si deve risolvere la questione identitaria originaria (Rutelli cosa ci fa? che peso hanno i cattolici? che peso ha la tradizione socialista? vecchie guardie come D'Alema le cacciamo o le rendiamo utili e non destabilizzanti?) una volta per tutte, e poi scompariranno anche tutte le questioncine che ne scaturiscono inevitabilmente.

Ecco, insistere come fa Veltroni (e non solo lui) sulla questione della leadership è una maniera per distrarre l'elettorato dalla vera questione. Non è Veltroni il problema (anche perchè non voglio dover scegliere tra lui è D'Alema, per esempio), o meglio lo è solo nella misura in cui non vuole risolvere una situazione di stallo che dura da prima della fondazione del Pd. Non nego l'importanza di avere un leader pronto e preparato, ma non serve a nulla se non sa nemmeno bene a che elettorato fa riferimento. Credo sia una maniera per distrarre l'elettorato perchè ho la convinzione che questa situazione sia ormai voluta quando non pianificata, visto che questa incertezza di fondo permette a una classe dirigente ormai autoreferenziale di rimanere a galla e alla direzione di un partito ancora corposo (per quanto?). Non è la maniera rozza e guascona di Berlusconi, ma sempre di distrazione si tratta.Inserisci link
LEGA
Sulla Lega, per completezza, solo una nota: dall'instaurazione del governo ha portato a casa tantissimo rumore, ma poche cose concrete (e ciononostante ha incasinato di molto la vita di questo paese). Sappiamo tutti che quello che davvero preme all'elettorato leghista è un certo grado di indipendenza fiscale (oltre che politica, ma solo in seconda battuta), ma da questo punto di vista hanno ottenuto solo una specie di legge largamente lacunosa per la quale sarà necessario stabilire un sacco di parametri che ne definiscano l'efficacia, scommettiamo che allora non avrà questo gran risalto mediatico? Già il fatto che pochi giorni dopo quella legge si facesse piovere denaro su Catania mi fa sospettare sulle effettive intenzioni di questo governo di inimicarsi il Sud.

In compenso il partito padano fa largo uso della distrazione politica, sfornando proclami e misure discutibili a getto continuo, da ultimo Maroni che straparla sulle moschee (ovviamente non si farà nulla in proposito). Tanto sugli immigrati si può far sfogare l'elettorato leghista, a Berlusconi non interessano.

20/11/08

Epiloghi

Mi sono accorto che spesso su questo blog capita di trovare lunghe (e noiose) trattazioni di iniziative, casi politici o fatti di cronaca "aperti al futuro", ovvero che prevedono sviluppi successivi. Succede allora che, scrivendo io solo occasionalmente e scegliendo gli argomenti un po' a naso, spesso io di questi sviluppi non abbia occasione di parlare e se pure sono tutte informazioni facili da trovare e da ricevere per una volta voglio chiudere qualche vecchio file.

Dai più antichi ai più recenti:

Eluana Englaro è stata definitivamente, totalmente e senza alcun indugio autorizzata a spegnere anche il proprio corpo, facendo sì che possa seguire il destino della mente andatasene anni fa. Dopo la corte di Cassazione ora anche la Corte Europea per i diritti dell'uomo nega il ricorso alle svariate associazioni che si sono schierate sul fronte della lotta per la vita (che a dire il vero non corre fuori dalla clinica della Englaro, ma un po' più a Sud nel mondo, anche se nessuno li ha avvisati).

La Costituzione è sulla strada per essere salvata, dopo il vulnus del Lodo Alfano. Mentre si attende lo scontato pronunciamento in proposito della Consulta, Di Pietro ha già superato abbondantemente il milione di firme per il referendum abrogativo. È vero, si può discutere sull'efficacia delle battaglie referendarie in Italia, ma questa volta difficilmente si riuscirà a giocare la carta dell'astensione dato che il lodo lo vuole praticamente solo Berlusconi, e gli stessi elettori leghisti, per fare un esempio, potrebbero finire per votare l'abrogazione.

Riccardo Levi ha ufficialmente fatto una mezza retromarcia, assicurando tutti che i blog non sono il suo bersaglio. Con una chiarezza e un'apertura inaspettate (per un deputato Pd), Levi ha fatto sapere che prima di discutere il disegno di legge in Parlamento verrà tolto ogni riferimento in proposito e si aprirà una discussione per "riempire quello spazio" nell'ottica non di censurare ma semmai di valorizzare tutto ciò che la Rete riesce a produrre.

Villari non si dimetterà dal suo incarico, come tutto sommato era scontato facesse. Per quanto Berlusconi neghi anche solo di averlo mai incontrato, si intravede un piano sotto a questa vicenda, piano che in effetti qualcuno sostiene essere opera della "corrente" dalemiana interna al Pd (e sarebbe l'ennesima prova che D'Alema è il male, perlomeno un maligno minore). Nel mentre, il Partito Democratico da prova di cominciare a imparare quando fare la cosa giusta, espellendo Villari dal gruppo Pd al senato (e presumibilmente anche dal partito, se si può fare).

17/11/08

Il significato di Villari

Un po' lo si intuiva dalla sua biografia politica, un po' è un periodo un po' così e certe cose ce le si aspetta, fatto sta che alla notizia di oggi si era tutti un po' preparati. Ciò nonostante, forse non si è del tutto informati su cosa significhi, ecco quindi un ripassino:

La commissione di vigilanza Rai venne istituita nel 1975 con lo scopo di sorvegliare l'attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale e pubblico italiano, o meglio di ereditare questo ruolo dal Governo che lo esercitava precedentemente. Le implicazioni di questo passaggio di testimone sono evidenti: dal controllo monocratico della maggioranza si è passati a un controllo teoricamente pluralistico che chiama tutti i partiti rappresentati in parlamento a gestire il sistema televisivo e radiofonico nazionale (qui il regolamento), ovviamente non in maniera diretta (c'è un consiglio d'amministrazione apposito), ma comunque in maniera sostanziale.

Ora, cosa succede da qualche anno a questa parte? siccome il presidente di questa commissione riveste un ruolo di garanzia, è consuetudine che, mentre i membri della commissione dovrebbero in teoria riflettere la composizione del parlamento, questi venga designato dalla coalizione di minoranza, con lo scopo di assegnare il ruolo più importante all'interno di questa commissione a chi ha più interesse a controllare che la Rai si attenga alle sue funzioni di informatore critico. Tutta questa bella teoria in Italia fa un po' ridere, e difatti da sempre la Rai è stata di fatto "lottizzata" tra i vari partiti (storicamente: ra1 governativa, rai2 destra e rai3 sinistra, ora le cose sono un po' più complicate ma lo schema di fondo è quello), e nessun presidente di commissione ha mai fatto davvero molto sotto questo punto di vista. Che sia per questo che la candidatura di Orlando è stata tanto osteggiata dal Pdl, tanto da far naugrafare 45 votazioni? non conosco bene le dichiarazioni d'intenti di Orlando a riguardo, ad ogni modo è forse più cruciale il fatto che sia un deputato dell'Italia dei Valori, un partito che fa dell'Informazione libera e critica una delle sue battaglie cruciali. Non che con Orlando la Rai sarebbe mutata di colpo nella Tv delle meraviglie, ma per l'importanza che il sistema radiotelevisivo riveste per Berlusconi e compagnia è chiaro che anche un canale così stretto per operare qualche cambiamento da parte di chi non si farebbe sfuggire l'occasione è in realtà troppo largo.

Ora, storicamente il centrosinistra ha sempre lasciato un po' correre sulle pretese assolutistiche di Berlusconi in campo televisivo, dimenticandosi in continuazione del famoso conflitto d'interessi, ed è positivo che questa volta perlomeno Veltroni non sembri avere intenzione di lasciar correre questa nomina che, di fatto, rompe la consuetidine di cui sopra (essenziale è che sia l'opposizione a designare il candidato, non che questi sia membro dell'opposizione). Solo, spero che questa rivendicazione, che a mio parere può sfociare solo nell'espulsione di Villari dal partito, non sia solo parte del recente filone narrativo-veltroniano del "siamo in regime". Non che sia del tutto fuori luogo come sirena d'allarme, ma per una volta vorrei vedere il Pd schierato con precisione su un tema cruciale come l'informazione libera e critica, anche a costo di lottare per assicurare a un partito con cui si ha rotto, l'Italia dei Valori, un posto che si merita.

28/10/08

fermate la macchina da presa, voglio scendere

Io trovo che il tanto vituperato balletto delle cifre sia interessante di sponda, nonostante tutto. Volete la mia cifra? dico 800mila, e lo faccio confrontando alcune immagini (grazie a Nonnesoabbastanza, che comunque ne stima la metà) e tenendo conto che qualcuno, o perlomeno io l'avrei fatto, può aver partecipato alla manifestazione pur senza sorbirsi il discorsone finale di Veltroni. Voglio dire, ascoltare la tiratona di un segretario che ha indetto una manifestazione quattro mesi prima per farla cascare a un anno esatto di distanza dalla fondazione del Partito Democratico? Qui non è Hollywood, come cantavano i Negrita. In soldoni: l'immaginario non lo si può sempre programmare in anticipo, e le connessioni simboliche (che ci sono sempre, insegna Eco, basta cercarle) sono più efficaci quando non suonano artefatte, fare politica non dovrebbe assomigliare allo scrivere un libro (anche se spesso può essere simile, se si capisce ciò che intendo).

Torniamo alle cifre: perchè 2 milioni e mezzo? 800.000 sono già un'enormità, si può arrotondare al milione per fare scena e si ha comunque già un numero pazzesco, difficile da ritrovare negli scorsi anni (dopo la manifestazione di Cofferati, che a dire il vero pure fu un po' gonfiata). O si sta dando implicitamente credito ai 2 milioni che sparò Berlusconi un anno fa? leggere la cifra "ufficiale" in un ottica di "ce l'abbiamo più lungo di voi" è avvilente, ma in piccola parte almeno potrebbe essere la via giusta. Mi spiego meglio, e riprendo il "filone cinematografico": Veltroni sa di dover dare al proprio "popolo" un immaginario, e sta provando a far vivere i suoi elettori nell'unico che conosce, ovvero quello del cinema americano. Fate due calcoli e vedrete che finora le immagini ricorrenti nei discorsi di Walter sono state le brave persone, quelli che lavorano e non arrivano a fine mese, il grande patto che lega assieme le persone di buona volontà che di fronte alla minaccia dell'ubercattivone si mettono assieme accantonando le proprie divergenze for a Greater Good. Il problema di Veltroni è che questa massa di persone va conquistata, e lui ora come ora non ce l'ha. Certo, c'è il "popolo delle primarie", ma se da un lato si è sfilacciato in un anno di strada dissestata percorsa assieme, dall'altro non è mai stato proprio come Walter lo voleva, forse troppo variegato ed esigente. Forse per questo si sta abbandonando alla vecchia e disgraziata abitudine della sinistra italiana di parlare più col centro che con la sinistra? in fondo i cattolici sono molto più adatti a fare da comparse in un film yankee.

Da mesi uno dei chiodi fissi di Veltroni è la dimensione del suo partito, perchè non basta dimostrare di rappresentare una parte notevole del paese nonostante tutte le cazzate fatte e dette: quando si tratta di far scattare l'ora della riscossa si tratta di essere in più e più cazzuti del nemico. Per questo se ne esce con le frasi tipo "il più grande partito riformista", "il partito che vuole unificare l'Italia" e con le sparate dei 2 milioni e mezzo, lui non vuole un partito d'opposizione o di governo, vuole sconfiggere le forze del Male (e poi da dell'antiberlusconiano a DiPietro). Vagli a spiegare che, per quanto potrebbe sembrare il contrario, le forze del Male hanno altro da fare che stare appresso all'Italia. Poi quando vai a vedere quello che dice ti stupisci che non faccia proposte, ma è chiaro che non fa proposte, gli imperi del male si sconfiggono forse con le proposte? no, qui ci vorrebbero un po' di effetti speciali, qualche astronave e un finale romantico, altro che proposte.

Insomma, nel discorso politico costruire un immaginario è essenziale, ma l'azione politica non si può limitare a questo, altrimenti viene banalmente fuori sulla distanza la vacuità delle belle parole. Ammesso e non concesso che i possibili elettori del Pd vogliano sentirsi le "brave persone che lavorano", si può andare oltre l'autocompiacimento? ci si può distinguere per le battaglie e gli ideali che si portano avanti? ecco, se purtroppo questa tendenza a sostituire i programmi politici con sceneggiature banali potrebbe essere più generale che italiana, e sicuramente è quello che fa Forza Italia da 15 anni (ma non è una buona idea andar dietro a loro), è dovere morale di elettori cercare di cambiare rotta. Anche se toccasse cambiare segretario.

27/10/08

Perchè, tutto sommato, potremmo ancora dirci piddini

Stamattina stavo scrivendo un pezzo sulla manifestazione di sabato (uscirà domani, credo), quando mi sono reso conto che ormai la mia posizione nei confronti del Partito Democratico si sta cristallizzando verso un rifiuto più o meno marcato. Magari qualcuno di voi sarebbe contento di risolvere una lunga diatriba interiore con una posizione netta, a me invece una situazione del genere turba, soprattutto perchè dopo aver lasciato dietro di sè anche il partito democratico non rimane molto (oltre all'espatrio, intendo) nel panorama politico italiano.

I comunisti, a mio parere, sono andati del tutto: già il fatto che Ferrero abbia fatto tanto per diventare segretario, aggregando a sè tutti i groppuscoli che si opponevano come lui a Vendola, non mi aiuta a vederlo come un dirigente interessato più alle lotte che al potere; se poi mi capita di ripensare a Diliberto, Rizzo o il recentemente tornato in auge (anche se solo come consulente) Bertinotti, mi rendo conto che l'occasione di rinnovarsi arrivata con la batosta elettorale non è stata, non è e non sarà mai colta. Il futuro nel quale si può sperare, per loro, non è certo quello prossimo.

L'Italia dei valori ha fatto quello che col mio voto le avevo chiesto di fare, si può dire, ma per quanto mi riguarda il mandato vorrebbe finire qui (non escludo di rivotarli in futuro, ma spero di no). Non sarà certo dal gruppo di DiPietro che arriverà il futuro migliore per l'Italia, il suo compito era ed è, per quanto mi riguarda, vigilare acchè la situazione non peggiori e possibilmente migliori nei nodi crociali che possono vanificare ogni spinta innovativa: giustizia,informazione, meccanismi elettorali. Li ho votati perchè temevo, a ragione credo, che Veltroni non avrebbe avuto la stessa determinazione nell'opporsi a una destra che su questi tre temi ha fatto i più grandi sfaceli, e ancora non è sazia. Li ho votati per questi motivi, ma le chiavi del mio futuro le vorrei affidare a qualcun'altro.

E quindi? se resta solo Veltroni, ci dobbiamo affidare a Veltroni? proprio qui sta il punto cruciale: se si tratta di mettersi dalla parte di questo segretario finchè morte non ci separi allora non ci siamo, e la scelta è tra Spagna, Inghilterra o Germania. Se però...

...se però il partito democratico fosse l'unico che per qualche strana contingenza è ancora dotato della capacità di cambiare? se per caso la venerazione veltroniana per Obama avesse prodotto, di sponda, un partito che in una qualche maniera (più teorica che pratica per ora) ha una vocazione partecipativa? se ci si fossero infilate, malgrado le intenzioni dell'establishment di cambiare tutto perchè niente cambiasse, persone con voglia di modificare le facce e i modi della politica? ecco, tutto questo è successo, credo (o forse spero). Mi è capitato di sentire da esponenti locali fidati (come TheNib) notizie rassicuranti sulla capacità locale di proporre persone e idee nuove, forse il problema è solo nazionale? in tal caso potrebbe essere una questione di tempo, ma tanto vale accelerare il processo.

Per questo, se il partito democratico è davvero l'unica grande partito con un residuo di democrazia interna rimasto in Italia, vale la pena cercare di non staccare quest'ultima spina. Rileggendoli, mi sono reso conto che i miei primi pezzi sul Pd denotavano un misto di curiosità e voglia di sperare, che man mano sparivano per lasciar posto a diffidenza, poi rabbia e infine rassegnazione. Prima di arrivare alla fase "vecchietto acido e brontolone" vorrei invertire la rotta e stabilizzarmi su una vigile e apprensiva attenzione per un partito che non abbiamo ancora perso del tutto.

Come fare? per ora ho trovato dei compagni di viaggio: la Fondazione Daje, che forse è nata un po' per celia, ma sta diventando qualcosa di più strutturato senza perdere, ed è importante, la voglia di scherzare. Seguite il mio esempio e vedrete che qualcosa, ancora, si può fare.

24/10/08

Non salvate l'Italia, insegnatele a salvarsi

Domani ci sarà la tanto attesa manifestazione del Partito Democratico, annunciata ormai 4 mesi orsono da Veltroni. L'appello ai giovani, le parole più chiare del solito che ieri sera Walter ha usato ad Anno Zero, persino il bisogno di far sentire la propria voce in una manifestazione che finalmente sarà, giocoforza, ripresa dalle telecamere in maniera quasi decente fanno venire la voglia di esserci domani e di sventolare magari qualche bandiera rossa che risalti in mezzo ai tricolori. Una sola cosa vorrei capire: chi andrà alla manifestazione sarà conteggiato come sostenitore del Partito Democratico? ecco, credo che la risposta sia: "si e no".

No perchè la petizione non parla di appoggio al Pd, No perchè le rivendicazioni del Pd non solo non gli "appartengono" ma sono effettivamente tutte giuste, No perchè (e questo, sia chiaro, è un difetto) non ci sono effettive proposte di cambiamento che andando a questa manifestazione si testimonia di voler affidare al Pd. Insomma, è un no che invoglia anche i critici della linea Veltroni (fatta di tentennamenti, sbandate, sporadico consociativismo, tragicomiche alleanze con l'Udc in cantiere) a farsi vivi e lottare accanto a lui. È una maniera per affermare l'esistenza di un paese che lotta, nonostante un partito che spesso si dimentica di farlo, un paese che vuole mettere bene in chiaro alcuni punti quasi tutti contenuti nella petizione Salva l'Italia.

Ma c'è anche un Si, che è più che altro un timore. Quanto conteranno le intenzioni e quanto le strumentalizzazioni? con tutta la buona fede che si può imputare a Veltroni, lui di lavoro fa pur sempre il segretario di partito, e il suo mestiere è far credere che il proprio partito rappresenti più persone possibili. Domani il discorso potrebbe essere "Eccoci tutti qui a manifestare, noi del Pd e il resto della società civile che non sta con noi ma è comunque dal nostro lato del fronte", e sul palco ci saranno sicuramente Veltroni e Franceschini ma potrebbero salire anche rappresentanti degli studenti e dei professori, delle mamme e degli immigrati, pronti a parlare non a favore del PD ma a favore della sua, e nostra, battaglia. Solo che ho paura di vederci Jovanotti su quel palco. Per questo potrebbe essere un Si la risposta, perchè non è più una questione di idee: io non so quanto fidarmi del Partito Democratico.

Per quanto mi riguarda domani non potrei esserci comunque a Roma, e la decisione è rimandata (tralaltro mi pare che il 14 Novembre sia prevista una manifestazione generale a Roma, più "sicura", alla quale non mancherò), per chi invece non sapesse bene cosa fare, sinceramente non ho un consiglio da dare (ma spero di aver dato qualche spunto di riflessione).

18/10/08

Nemmeno un giorno da Pecorella

Non ho ben capito perchè Leoluca Orlando sia così insostituibile alla commissione di vigilanza, per quanto trovi ovviamente grottesca la situazione creatasi con una maggioranza che vuole mettere il becco anche nelle (poche) prerogative dell'opposizione. Voglio dire, a un certo punto non ci si può nemmeno incaponire troppo su un nome e qualche personaggio altrettanto valente lo si troverà pure nell'Italia dei Valori, fermo restando che deve essere chiaro e pubblicamente lamentato che si è subito un torto. O non c'è forse una via mediana tra il darla vinta al Nemico e intestardirsi fino alla morte per sfinimento?

Per questo vorrei che ora si lasciasse un po' perdere Orlando e si dicesse solo "no, Pecorella no", o se preferite "no, un indagato per favoreggiamento ai colpevoli della strage di Piazza della Loggia no", ma in alternativa anche "no, un ex-membro di Potere Operaio e del Partito Socialista no" oppure "no, l'ideatore di una legge che prevede l'inappellabilità dei proscioglimenti in primo grado di giudizio da parte dei pubblici ministeri no"; senza tenere da conto l'argomento che renderebbe la sua nomina più farsesca: è uno degli avvocati personali di Berlusconi e credo che sia praticamente a suo libro paga (se esiste una cosa del genere, un po' credo sia un'immagine retorica). Per ora ho sentito, da parte del Pd, solo generici proclami che per quanto sembrino effettivamente sancire un'irremovibilità lodevole eludono il vero punto della situazione e si rifugiano in perifrasi sinceramente inspiegabili; perchè non si riesce a parlare chiaro? si ha paura di qualche ritorsione? non sarebbe meglio per l'elettore o il possibile futuro tale sapere perchè il Partito Democratico si sta (giustamente) dimostrando adamantino su questo tema? a continuare così, temo, c'è il rischio di non essere capiti (nè, quindi, votati).

Per ora l'ipotesi Pecorella sembra perdere consensi anche a destra, ma non è un buon motivo per risparmiare forze su un tema decisamente importante: se Berlusconi comincia a infiltrare peones pure alla Corte Costituzionale, infatti, chi boccierà le sue leggi incostituzionali?è una delle poche cose che ci ha mantenuto a galla nei suoi governi, ora rischiamo di perdere anche questo salvagente.

12/08/08

Ottaviano Del Turco Superstar

"Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli." (Matteo 10,32)

Poi uno magari se la prende coi socialisti, ma a guardare bene tutti gli ultimi messia vengono da li. E se Craxi ormai è morto per mondarci dai nostri peccati pecuniari, Del Turco forse riusciamo a tenercelo ancora un po' sperando in quache miracolo (l'Italia ne ha bisogno, no?).

Sarà per questo che in giro c'è tanta ansia di trovare il messia che nemmeno duemila anni fa a momenti (avete visto Brian di Nazareth?), perchè poi a non riconoscerlo si rischia l'inferno, e magari Dio è uno che ci tiene alle scadenze fighe (vabbè, i duemila sono passati da un po', ma volendo il calendario lo si modifica poi).

E allora vai Del Turco! vinci, e con te vincerà l'Italia intera!

Hai rubato? hai messo le mani nel sistema sanitario per tornaconto finanziario fregandotene della salute dei cittadini? è pure un vizio di famiglia (politica)? anche fosse vero, a noi non importa. Ci servi pulito per pulire anche noi, per portarci una nuova era di speranza e felicità, e magari vedi pure se Dio mi può allungare i numeri dell'enalotto.

Anch'io voglio gridare che lo amo, l'ho sempre amato e credo in lui e nella sua innocenza, perchè ne va della mia anima! lasciate pure che i giudici facciano le loro sentenze, loro ce l'hanno sempre avuta coi messia, ma questa volta sulla croce ci finiranno loro! Cri...Cribbio!

15/07/08

Ma sarà poi così morale, la questione?

"è come mettere Dracula presidente dell'Avis" (anonimo)

Se la chiamassimo "questione legale?" oppure "questione non si ruba"? quel morale là suona un po' da anziano nonnino rintronato che bacchetta i suoi nipoti se tornano tardi, e a me fa tornare in mente più che altro condotte assolutamente personali che credo dovrebbero, quelle si, interessare poco agli elettori (preferenze e pratiche sessuali, assunzione di droghe legali, alcolismo fuori servizio ecc...). Con "questione morale" s'intende, solitamente, il pretendere che chi fa il politico sia più "pulito" dei propri elettori, e questo per una questione di principio: a governare devono essere i migliori tra di noi. Suona un po' platonico, non trovate? Ecco, io invece preferisco Aristotele (e mi rendo conto di far parte di una fazione in questo, ma tantè, credo sia la fazione giusta).

Ve li ricordate Platone e Aristotele? per chi di voi abbia visto la celebre "Scuola di Atene" di Raffaello sono i due personaggi centrali, che non a caso occupano una posizione da protagonisti nell'affresco: da loro in avanti buona parte della storia culturale dell'occidente può essere iscritta senza troppi sforzi (anche se, ovviamente, si fa per semplificare) in una dialettica tra aristotelici e platonici. Prima che qualche collega mi accusi di uccidere la Filosofia (vedo già le vostre dita fremere) preciso che sto solo parlando di una questione di metodo, della maniera in cui si organizza la propria ricerca a prescindere dagli esiti (in quel caso dividere la storia del pensiero occidentale in queste due fazioni si rivela un po' più pretenzioso). Ma torniamo ai nostri due capoccioni, cosa li rende così speciali? Dopotutto la storia della filosofia greca si articola quasi sempre in rivalità tra personaggi e scuole (cinici/cirenaici, Socrate/Gorgia, stoici/epicurei ecc...) eppure è la loro dicotomia a farsi sentire anche negli autori di epoche successive (e difatti saranno loro i due grandi Maestri del Medioevo).

Partiamo dal quadro e dall'osservazione più classica che viene fatta: quello a sinistra, Platone, indica il cielo mentre quello a destra, Aristotele, fa cenno di rimanere per terra. Ciò che poi si capisce leggendo questi due autori non è che uno si interessi delle cose celesti e l'altro delle cose terrene, ma che interessandosi entrambi delle stesse materie si dotano di strumenti diversi per risolvere i problemi che trovano sulla strada: l'uno (Platone) parte da concetti puri che poi applica al reale, deducendo il mondo migliore che l'uomo può realizzare partendo dai concetti puri migliori che riesce a trovare, l'altro (Aristotele) cataloga il reale per trovarne le regole già esistenti e una volta compresone il funzionamento cerca di delimitare lo spazio di azione umano migliore possibile. Per questo nella riflessione politica, in parole povere, Platone ne fa una questione di principio, e quindi nella sua Repubblica devono governare i migliori e i più saggi perchè sono i più adatti, mentre Aristotele si prende la briga di analizzare le forme di governo già esistenti e di comprenderne il funzionamento e le ragioni, oltre che la possibile deriva.

Torniamo alla "questione morale" e al perchè non mi piace questo nome (e i nomi sono importanti, perchè in una certa misura determinano il significato). Se la questione è: "perchè ci dovrebbe interessare la caratura morale dei nostri politici?" non so davvero cosa rispondere, e questo perchè la parola "morale" evoca in me temi che riguardano tutto tranne l'amministrazione pubblica. Semmai proprio il contrario, dato che morale è un termine che rimanda decisamente alla sfera privata. E della sfera privata degli altri, a me, cosa dovrebbe importare? niente, appunto, a me degli altri (affetti esclusi, s'intende) interessa solo la sfera pubblica (altrimenti si scade nel gossip, che è precisamente l'interessarsi della sfera privata altrui). Ragionando da aristotelico non riesco a vedere la questione di principio che ad alcuni sembra un macigno insormontabile, perchè sto ragionando su come si governa un Paese, e nei politici vedo solo dei funzionari, non delle persone. Facendo un salto ulteriore mi renderei conto che ciò che è essenziale è che chi comanda non sia una persona che userà il potere cedutogli dagli elettori (ebbene si, democrazia è anche cedere un bel po' del nostro potere decisionale a dei rappresentanti) per compiere dei reati o coprire quelli che ha commesso (e assicurarsi l'impunità): non perchè sarebbe scorretto in linea di principio, bensì perchè ogni reato prevede una vittima, e decidendo che alcune vittime non possano essere tutelate io sto trasformando la democrazia in qualcosa d'altro. Oltre a ciò permetterei che alcune persone fossero avvantaggiate nella propria personale vicenda umana, potendo compiere reati preclusi alle altre persone, il che risulta ancora più incompatibile con la democrazia. Questo non vuol dire che non possa essere necessario talvolta assicurare a qualcuno un'impunità, ma sicuramente può esserlo solo in vista di un bene comune (e non del conto in banca di qualcuno).

Per questo io cambierei quel termine, perchè ciò che è imprescindibile è l'immacolatezza della sfera pubblica di chi mi rappresenta in politica, ovvero l'onestà non tanto per una questione di immagine (che potrebbe anche essere vista come parte della sfera privata, in alcuni casi) ma per evitare che acceda alle leve del potere chi è interessato a sfruttarle per i propri fraudolenti interessi personali. Non devo provare gratificazione nel sapere "pulito" chi mi rappresenta, devo invece sentirmi rassicurato da una cosa del genere, perchè non posso pretendere che il voto della maggioranza degli italiani trasformi chiunque in un disinteressato fautore del bene pubblico, nè che alle cariche politiche aspirino solo onesti idealisti intenzionati a salvare la Patria.

Facciamo "questione etica"?.

12/07/08

Vai avanti tu che a me vien da ridere

Passi che hai chiamato la tua paracorrente "i Coraggiosi"

Passi che hai perso con Alemanno (sic!) l'elezione a sindaco di Roma

Passi che da giovane eri radicale e oggi fai il cattolico di sinistra (anzi, da un po' di tempo nemmeno più di sinistra)

Ma l'alleanza con l'UDC no, questo è decisamente troppo. A Bologna poi? ma ti sei bevuto il cervello? stai chiedendo ai bolognesi di votare un sindaco che si presenti con una lista PD+UDC? Rutelli, chi ti paga per spararle così grosse?

Intendiamoci, io non sono così refrattario ad avere un ala più cattolica nel PD, idealmente ne farei anche a meno, ma volendo governare si deve tenere conto anche di quella fetta di popolazione italiana, e volendo fare un partito di sinistra si deve tenere conto anche di quella fetta di elettorato di sinistra (se si vuole un Grande partito). Solo, punterei a un elettorato cattolico più spiccatamente riformista, in rotta di collisione col Papa magari, e disposto a mettere tra parentesi la propria fede per legiferare etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse. Altrimenti, mi dispiace, non stiamo giocando con le stesse regole.

Ma pure se volessimo allearci con quella fetta di elettorato cattolico che tradizionalmente vota a destra, proprio l'UDC? Rutelli, hai presente cos'è l'UDC? io lo so che tu in teoria rappresenti l'ala mancina dell'ex DC, e Cuffaro, Cesa e Casini sono sicuramente più vicini a te di D'Alema, ma non fai prima ad andarci te con tutti i compari tuoi? Non ce la prenderemo, anzi! saremo alla stazione col fazzoletto bianco, verseremo magari due lacrime e poi ci si sentirà a Natale e Pasqua per sapere come va, come non va, come sta Camillo...insomma, amici come prima ma ognuno per la sua strada, non vuoi?

Non vuole. Questo partito democratico non è più di sinistra, e vabbè, non è più "laicista" (qualsiasi cosa significhi) e vabbè, non è più antiberlusconiano, e vabbè...ma perlomeno è rimasto riformista? perlomeno nelle intenzioni lo è ancora, mi pare. Ora, al di là delle belle parole, riformismo significa fare delle riforme per migliorare la società e renderla più giusta ed equa, no? Rutelli cosa dovrebbe centrare in tutto questo? e, a proposito, quanti voti porta Rutelli? Quanti ne fa perdere? ecco, spiegatemi perchè è ancora lì e cerca addirittura di dettare la linea, specialmente dopo il disastro di Roma.

"Ci dobbiamo occupare - ha aggiunto - dei grandi temi del nostro tempo", in primo luogo ambiente, sicurezza, potere di acquisto del ceto medio, e "se c'è questa agenda penso che in poco tempo il Pd diventerà maggioranza"

Se ci sarà questa agenda il pd diventerà maggioranza, certo, perchè entrerà nel centro-destra. Il che se si puntasse solo a stare dalla parte de vincitori per dire "io c'ero" e dispensare favori alle clientele che seguono dappresso i partiti sarebbe anche un bel risultato, ma in quel caso ditelo che noi ci si comincia a organizzare diversamente.

10/07/08

Riformisti coi baffi

"Le riforme ci vogliono, le riforme!"

Io non avevo voglia di discutere stamattina, con un esame da preparare e il caro vecchio sonno arretrato a pulsare dietro le tempie, ma guarda te se in fila alla macchinetta del caffè uno deve sentirsi i comizi.

"Perchè la gente si aspetta quelle, le abbiamo promesse e ora non ci possiamo tirare indietro solo perchè Berlusoconi si sistema un paio di processi, questa è una legislatura costituente!"
"Ma non si dovrebbero giudicare alla fine, le legislature?"

Boccaccia mia che non sa stare zitta.

"Come, prego?"
"Voglio dire, se non c'è l'opportunità di fare riforme serie forse è il caso di, chessò, preparare il terreno mentre si combatte per evitare che Lui sfasci tutto?"
"Questo è un discorso da disfattista, la Storia recente insegna come si possa dialogare anche con Berlusconi, non serve a niente demonizzarlo, se non a perdere"
"Guardi, lo so che quello furbo tra noi due è lei, ma la storia recente è la bicamerale e..."
"Appunto, il grande esperimento della bicamerale, finito male per quei quattro disfattisti come lei che non capivano la necessità di fare qualche concessione a Berlusconi"
"..."
"E poi mi scusi, ma cosa vuol dire riforme serie? c'è forse un riformismo giusto e un riformismo sbagliato? questo modo di pensare è antico, appartiene a un passato che disconosciamo"
"Si, vabbè, ma non è che si possono avvallare riforme che.."
"E poi si deve tenere conto della volontà degli italiani, che hanno scelto Berlusconi come interlocutore, lei vuole per caso delegittimare la volontà popolare?"
"Chi, io? no no, figurarsi, ma credo che il popolo abbia diritto a un'informazione migliore prima di.."
"Oh, questa storia dell'informazione, diciamoci la verità: se hanno votato Berlusconi è perchè sapevano benissimo a cosa andavano incontro, e sta a noi tenerne conto e agire di conseguenza"
"E il conflitto di interessi?"
"Quello è un falso problema, non a caso noi come Grande Partito Riformista non abbiamo mai fatto niente in proposito. Cos'è, non si fida di noi?"
"Beh.."
"Senta, lo vuole un consiglio? lei si rimetta a studiare e lasci fare a noi che facciamo questo lavoro da un sacco di tempo e sappiamo come si risolvono queste situazioni."
"Sicuro?"
"Sicuro, sicuro, anzi guardi, le pago pure il caffè perchè mi sta simpatico, arrivederci!"
"Arrivederci, arrivederci...ma quand'è che se ne va per sempre?"
"Come, prego? non ho sentito.."
"Niente, niente, arrivederci e buona fortuna!"
"A lei"

Bah, almeno ci ho guadagnato un caffè, anche se il mal di testa è peggiorato. Lui e i suoi dannati baffetti, mi sa che per oggi lascio stare la politica e mi riposo un poco.

25/06/08

Facciamoci male, facciamolo bene

Io oggi volevo parlare dei giovani che pare stiano assaltando il Pd, volevo scrivere qualcosa sulle varie fondazioni, associazioni, pensatoie (preferisco il femminile, pensatoi sembra una cosa seria mentre così fa tanto bovidi che placidamente s'approvvigionano alla stessa vascata di liquami commestibili) che proprio in questi giorni cercano un po' di dare il proprio contributo un po' di assicurarsi qualche bottone nella famosa stanza preposta. E invece ho dato un'occhiata all'articolo di Repubblica sulla conferenza di Veltroni a proposito del "buco" di Roma. Non l'avessi mai fatto.

Ora, già programmare la conferenza praticamente in contemporanea allo show di D'Alema è un po' come dire "vabbè dai, non serve che venite a sentirmi, non me la prendo, davvero" e sicuramente non fa risaltare nemmeno sui media le tue parole. Ma metti che c'aveva solo sto buco, capiscilo, è uno occupato. E invece era proprio lui a non pensare che l'accusa del "principale esponente dello schieramento a noi avverso" di aver creato una voragine finanziaria fosse importante da smentire

"Veltroni aspetta tre giorni prima di rispondere a tono, cioè numero su numero, all'attacco di Berlusconi. "Avrei preferito - dice - far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor's, l'agenzia di certificazione dei bilanci..."

Difatti il bollettino della Ragioneria Generale (ammesso che esista) è la mia lettura abituale al mattino, e quelli della Standard and Poor's hanno un grande risalto mediatico, in fondo posseggono tre televisioni. Ah no, è vero, quello è Berlusconi. Ma Veltroni è davvero convinto che basti professarsi bravi e onesti perchè la gente ci creda? io credevo fosse più questione di controbattere colpo su colpo e far rimangiare le sparate ai mistificatori. Veltroni no, lui crede nella fiducia della gente, fiducia che sinceramente non ricordo quando avrebbe guadagnato. Fatto sta che sono passati tre giorni e lui dice la sua quando ormai l'idea "Veltroni amministra male i conti" si è cristallizzata in buona parte dell'opinione pubblica, e hai voglia ora a metterla in discussione.

Ed è solo l'ennesima conferma di quella che se Veltroni fosse un giovincello chiamerei ingenuità, di cui l'altro esempio principe è il fiorire delle paracorrenti all'interno del Partito Democratico contro il quale non fa (o non può fare?) niente. Niente a parte affermare che "la leadership non è in discussione", come se bastasse dire le parole magiche per sistemare la situazione (peraltro a questo punto potrebbe provare con abracadabra). Io non vorrei passare per il disfattista, ma se non si comincia a dare una forma a questo partito non si andrà da nessuna parte, e Veltroni non ha fatto ancora un passo in questa direzione. Oltre alle belle parole, s'intende.

19/06/08

Fedeli alla linea (la linea qual è?)

Ma poi, c'è davvero bisogno di una linea? non dal punto di vista degli elettori (che gradirebbero, mi fanno sapere), ma da quello di chi deve effettivamente tenere assieme il vecchio Ulivo riverniciato. Oddio, sembro Cicchitto, facciamo che mi fermo, respiro e riprendo a capo.

Anzi no, vado avanti imperterrito e se mi riesce comincio pure una bella polemica (poi equilibrio con un post contro Cicchitto), in fondo non li ho votati proprio perchè volevano far fuori la componente "mancina", e in parte è il tema di oggi. Per quale motivo la somma algebrica di Margherita e DS (più o meno l'opinione espressa oggi da Rutelli) deve dare per forza sinistra DC? voglio dire, c'è una spiegazione seria? non mi serve per forza uno scienziato, mi basterebbe una voce unificata che dal Loft scendesse tra noi comuni mortali e portasse il Verbo (meglio cominciare a utilizzare termini adeguati), se saranno perle ci sforzeremo di essere meno porci, promesso. E se non ce la faremo perderete qualche voto ora, ma alla lunga la chiarezza paga, perlomeno a sinistra.

Intendiamoci, anche a me piace sentirmi definire "progressista" e la "grande casa di tutti i partiti democratici mondiali" sembra davvero un posticino accogliente, ma prima o poi la differenza tra politica e letteratura va compresa. Se il PD si vuole spacciare per partito di sinistra deve stare nel Partito Socialista Europeo, non c'è molta alternativa, o quelli della Margherita non lo sanno di stare a sinistra? A un certo punto dovranno pur capirlo, e sennò che si staccassero e se ne andassero con Casini, tanto per prolungare ancora un poco la sua agonia. Seriamente, si potrebbe anche fare a meno di loro, e l'emorragia di voti la si recupererebbe in un paio d'anni (senza contare che un'alleanza per le elezioni la si può sempre fare e non cambierebbe molto da ora).

Ma non è tanto questo il motivo principale del mio rifiuto attuale per il PD (in futuro chissà, per ora mi sono iscritto alla Fondazione Daje su Facebook), quanto quell'insopportabile aria da primi della classe. Al grido di "noi siamo i buoni" si finisce per perdere, anche perchè non è solo snob ma soprattutto ingenuo: perchè non dovremmo avere con noi anche qualche "cattivo"? Perchè non possiamo avercela visceralmente con i capitalisti, i grandi ladri, i bigotti, i reazionari?. Dov'è finita l'energia che la classe operaia e i giovani trasmettevano al partito? (io sono dell'84, queste cose le ho più che altro lette in giro). Si capiva che il dialogo non lo si può assicurare sulla fiducia solo perchè "sarebbe bello": ci sono tempi per il dialogo e tempi per la lotta, sbagliare questa valutazione significa condannarsi ad essere inefficaci, e il motivo per cui non ho votato Pd è che sapevo quale strada avrebbero imboccato, l'avevano addirittura annunciato. Ora, superati persino dalla Lega in quanto a capacità di fare opposizione, se ne accorgono anche loro proprio mentre riemergono antichi problemi che ne minano l'efficacia.

Senza contare la famosa "anima cattolica" del Pd, che come tutte le anime cattoliche il confronto tende a evitarlo il più possibile con pretese di comuni radici cristiane (cristiano a chi? vade retro) che dovrebbero far partire il supposto confronto da un punto molto vicino al loro. E il bello è che c'è ancora chi gli va dietro! voglio dire, dichiararsi anticattolici sarebbe una cazzata, ma spacciarsi per laici in certi casi è quasi un crimine. Ma dove intende andare il Pd con personaggi come Rutelli al seguito? ci sono anche personaggi maggiormente ragionevoli come la Bindi, io darei a loro le chiavi della cattolicità PD, se proprio non possiamo farla sparire (sempre tenendo conto che questo non significa diventare anticattolici). Sarebbe anche ora di schierarsi con forza su temi sgraditi alla Chiesa ma importanti per fare qualche altro passo verso una società migliore, o il PD vuole interpretare il lato (già coperto a destra) del cristianesimo più bigotto e appiattito sulle posizioni della Chiesa? un partito sinceramente progressista dovrebbe invece rivolgersi alla consistente parte di cristiani più o meno critici nei confronti del Papa (e non solo a loro, si spera).

Ma poi questi sono tutti discorsi che si scontrano con la realtà delle persone che lo dirigono, questo PD. Io ci provo anche a scrivere righe e righe su come cosa quando, meglio di me fanno tanti altri più bravi e più letti...ma poi uno pensa un attimo a chi sarebbe l'interlocutore e gli viene in mente D'Alema. Non so voi, ma a me pensare a D'Alema sfianca, mi sento come Sisifo, condannato a una pena tanto faticosa quanto inutile. I casi di Marta Meo e Scalfarotto, emersi questi giorni alla vigilia della fantomatica superassemblea, e le sporadiche rivelazioni sui minitramacci delle branche locali del PD che arrivano via Zoro sono solo l'ennesima conferma della situazione di cui D'Alema è il simbolo principe: una massa di personaggi più o meno competenti (soprattutto meno) che tiene saldamente le redini della nuova macchina da voti. Io non vedo da dentro la questione (non ditelo in giro, ma mi è venuta voglia di provare a infilarmi in qualche sezione bolognese), ma non capisco proprio come si possa uscire dal pantano. Ma sono pronto a dare una mano, giuro! dovete solo farmi capire come.

05/05/08

Una risata li seppellirà


I casi della vita: quella tra Andreotti e Schifani alla presidenza del Senato non è la prima staffetta tra i due, lo sapevate? quasi trent'anni fa, mentre Andreotti (secondo la poco nota sentenza) smetteva di avere rapporti "amichevoli" con la Mafia, ecco che nella Dc siciliana gli subentrava Schifani. Quella volta non riuscì a seguire le orme del Grande Vecchio (difatti non mi risultano condanne per reati di mafia, credo anzi sia incensurato), tuttavia intrattenne rapporti d'affari (era consulente urbanistico di Villabate) con Mandalà e Campanella (così afferma Campanella stesso, pentito illustre) che di certo non erano l'avanguardia dell'antimafia siciliana. Insomma, non ha fatto vergognare troppo il suo illustre predecessore. C'è una differenza sostanziale, però, col gobbo più famoso d'Italia: Andreotti ha la lingua tagliente, Schifani al massimo usurata.

il fatto è...

Rutelli ha perso le elezioni, oddio, chi se lo aspettava? Io. Seriamente, quand'è stata l'ultima volta che Rutelli ha vinto qualcosa? Mi basterebbe una partita a poker, una scommessa, una tombola...Guardate bene che attorno a lui ci deve essere qualcuno che porta sfiga. Scherzo ovviamente, parlare di sfiga è riduttivo, qui si tratta di mettere il culo nelle pedate. Candidare Rutelli a sindaco di Roma è qualcosa che va oltre la stupidità e sconfina nella metafisica. Sono mesi che tutti, e tu caro Uallerone in primis, si predica il nuovo che avanza...e mi presenti a sindaco della capitale un avanzo che a guardare bene si intravede pure il domopack? ma allora Woody Allen è morto, si è reincarnato in te e sta superando se stesso!

...che noi vilàan...

"Berlusconi non è più quello di una volta!", assicurano a destra e a sinistra. Sicuro, questa volta non fa nemmeno a finta di mantenere le promesse elettorali. E mentre attorno al suo ufficio si scalpita per un posto al sole (persino Rotondi...Rotondi! uno che avrà portato il voto suo e quello di sua moglie a far tanto!) lui sembra fregarsene, tanto anche se nessuno lo chiamerà grande statista, sui i libri di Storia ci penserà Dell'Utri a intervenire, e il futuro è di chi sarà più veloce a scriverlo.

...che noooi viilàaan...

L'ormai mitologico ministro Visco ha deciso di mettere online le dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini italiani, complete di tasse pagate. Qualcuno lo avvisi che la campagna elettorale è finita e Berlusconi ha già vinto, grazie lo stesso. Ad ogni modo in questo periodo gli esponenti della sinistra stanno facendo a gara a chi dice le peggio stronzate (tra governi ombra, litarelle, perdenti come la Finocchiaro accolti come il figliol prodigo e abbozzi di spiegazioni sul "perchè abbiamo perso, e no, non è come dice quello del blog paguro!"), credo siano convinti sia la maniera per fare carriera nella loro parte politica. Aspetta, hanno ragione!



e sempre allegri bisogna stare

che il nostro piangere fa male al Re


fa male al ricco, al cardinale


diventan tristi se noi piangiam!








p.s. Il filmato caricato su youtube non è opera mia, ringrazio quindi l'ignoto "grafico" che ha creato questa graziosa animazione. La musica è, ma questo lo sapete da soli, del mitico Enzo Jannacci

15/04/08

No More Excuses

Lasciamo perdere per un po' i conti e i riconti degli ultimi seggi, tanto perdere abbiamo già perso di sicuro. Ci rimane da capire in che senso hanno vinto Berlusconi e la Lega, e da pronosticare in che senso andrà l'Italia nei prossimi anni.

Mr. B ha una maggioranza molto forte, ma senza Lega non potrà fare nulla. Ora, perchè la lega dovrebbe causare problemi? in fondo, si dice, sono rimasti leali per 5 anni di governo. Ma questa volta hanno i numeri per imporre il federalismo, rimandato da Mr. B per tutta la scorsa legislatura (e poi proposto in una ridicola serie di modifiche alla costituzione in senso presidenziale, giustamente bocciate dal referendum). Almeno, e anzi soprattutto, quello fiscale, perchè al lumbard, gira che ti rigira, ci pesano i soldi che si frega la Roma Ladrona. Fin qui tutto bene, no? si farà? voglio vedere come ne esce il Sud. Visto e considerato, tralaltro, che nessuno (mettiamocela via) farà qualcosa di serio contro Mafia, Camorra, Ndrangheta ecc...sempre se non ci pensa l'Onu, si capisce :P

Ecco l'altro punto fondamentale, Mr. B ha vinto al Sud, anzi ha stravinto al Sud. Dove non c'era la lega, in qualche maniera ha vinto lo stesso, e ora dovrà fare l'equilibrista, visto e considerato che si profilano tempi duri per l'economia italiana. Insomma, non ha più scuse per non fare subito quello che chiede le Lega, ma potrebbe essergli fatale (e al Sud tra poco si voterà per quasi tutte le regionali, se ricordo bene).

Credo che se la caverà per un po' spingendo sull'altro lato del "sogno" leghista, ovvero la (percezione di) sicurezza. Anzi, lo temo. Finirà che gli ultimi degli ultimi saranno etichettati come il vero male dell'Italia, e già il vento spira troppo forte in quella direzione, di recente. Quanto possa durare Mr. B facendo questo gioco, non lo so, bisogna però anche vedere quanto voglia durare, considerato che non ha ancora molto da sistemare. Una volta che avrà vietato le intercettazioni (retroattivamente, ci scommetto) e annullato ogni possibilità di risoluzione del conflitto d'interessi, potrà anche ritirarsi e lasciare la patata bollente in mano a Fini (il cui atteggiamento remissivo spiego solo come attesa di qualche ricompensa).

E la sinistra?

la sinistra, ora come ora, non è in parlamento. Il Pd è a sinistra? c'è la possibilità che raccolga le istanze più a sinistra della propria base, nell'ottica di rappresentare anche (almeno una parte del) l'elettorato della sinistra arcobaleno. Personalmente, non conoscendo però la capacità di ascoltare la base dei vertici partitodemocratici, non ci faccio troppo affidamento. Spero di essere smentito. Non ha più scuse, però, per non prendere sempre maggiore forza, compattezza e consenso.

La sinistra "radicale", invece, ha pagato il progetto forse troppo lungo (5 anni...certo, come no) dello scorso governo con uno scotto in voti forse imprevedibile, ma sicuramente salutare. Era ora, sinceramente, che si cominciasse a levare la polvere da quella parte, e gli spazi che si sono aperti a sinistra li si deve occupare nella società civile, dandosi da fare per creare dapprima qualcosa (e magari qualcosE, al plurale), e solo in vista delle prossime elezioni un partito. Insistere con Bertinotti, Diliberto, Giordano e compagnia sarebbe perseverare, e per quanto perseverare sia piacevolmente diabolico forse non è più il caso. Siamo noi gggiovani di sinistra a non avere più scuse.

p.s. Casini, lo sai che scomparirai pian piano? comincia a rendertene conto, il tuo buon risultato durerà ancora questa legislatura e poi si disperderà tra PD e Pdl.

p.p.s. DiPietro è stato fenomenale, sono contento, dopo tutto, di averlo votato. Speriamo che trovi il modo quantomeno di battagliare, anche se vincere, non vincerà nemmeno i premi di consolazione, temo, quantomeno in materia di giustizia e informazione.